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Saluto del Presidente Nazionale della CRI Massimo Barra

Dal: “Terzo Corso di Storia della Croce Rossa e Storia della Medicina” Reggio Emilia, 27 settembre 2006

Care amiche, cari amici di Croce Rossa,

ogni volta che c’è un convegno sul Diritto Umanitario, ogni volta che si parla della storia della CRI, delle nostre radici, come ho detto a Campobasso recentemente, voi siete qui, un bellissimo colpo d’occhio. È emozionante, entrando, vedere la conventicola di persone iniziate alla Croce Rossa, ai suoi Principi Fondamentali. Siete come le monache di clausura che servono la chiesa con la preghiera, voi servite la Croce Rossa non solo con l’azione, perché poi ognuno di voi ha un aspetto operativo, ma anche con lo studio, con l’approfondimento, con la ricerca delle nostre radici.

Queste nostre radici di cui tutti parlano, sono per la Croce Rossa straordinariamente importanti, straordinariamente moderne e sono straordinariamente affascinanti, anche per i giovani, soprattutto per i giovani. Abbiamo in mano un potere che noi chiamiamo “the Power of Humanity”, il Potere dell’Umanità, che è in grado di affascinare le giovani generazioni più di qualunque altra forza al mondo, quasi noi fossimo, come diciamo di essere, la Terza Forza. Ma non solo “le troisième combattant” in uno scenario di guerra, come dice Junod, ma la terza forza nel mondo, ed in questo ci distinguiamo dalle altre organizzazioni della società civile.

Sicuramente c’è un “trend” nuovo, ossia l’affollamento del mercato umanitario. Mentre una volta noi eravamo soli, in posizione dominante, oggi ci confrontiamo con altre espressioni della società civile rappresentate dalle Onlus, dalle Ong, dal “private sector” e da tutti coloro che vogliono fare qualcosa per il bene della collettività trovando a volte una gratificazione morale, o, come nel caso del “private sector”, una gratificazione in termini strategici, di management, di promozione della propria immagine. Ma noi abbiamo un ruolo diverso dalle altre associazioni della società civile, un ruolo di ponte, e non dobbiamo giudicare.

Ieri ho incontrato il responsabile della Coca Cola per il Mediterraneo, venuto da Atene. Ed è possibile che in futuro noi avremo la possibilità di entrare in tutte le scuole a parlare di Umanità, parlare di acqua, anche grazie al loro sostegno. Per questo credo che la partnership con il “private sector” sia una realtà assolutamente accessibile e moralmente lecita per la Croce Rossa che non deve giudicare, non deve avere attitudini giudicanti. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità.

Noi siamo un ponte tra la Società civile e il sistema dei Governi. Proprio questa è la caratteristica fondamentale della Croce Rossa: il fatto di non essere una Onlus come può essere la Croce Bianca, la Croce Blu, con tutto il rispetto per i loro ruoli istituzionali, ma di essere un qualcosa di più, legato alla funzione di ausiliarietà dei confronti dei Governi e alle funzioni che il sistema dei governi ha delegato al Movimento Internazionale della Croce Rossa in pace ed in guerra, ma soprattutto in tempo di conflitto armato.

Non c’è nessuna organizzazione non governativa alla cui Conferenza internazionale i Governi partecipino con diritto di voto. Questa è la grande differenza, per cui è inutile il dibattito, di basso livello e tipicamente da Croce Rossa Italiana, tra pubblico e privato, alimentato da giornaletti che nessuno legge e che pubblicano dichiarazioni che non ho mai fatto e che qualche basista si sente in dovere di trasmettere a tutta Italia. Tutta Italia mi chiede conto di quelle affermazioni, ma questa è una discussione assolutamente banale, io stesso avrei difficoltà a rispondere qualora mi chiedessero se la Croce Rossa sia una Organizzazione non governativa o una Organizzazione Governativa, visto che abbiamo delle funzioni delegate dagli Stati nelle Convenzioni di Ginevra e che gli Stati votano nella Conferenza Internazionale della Croce Rossa.

Ma il bello di tutto questo è che noi abbiamo i Sette Principi Fondamentali, che sono il contraltare dell’ausiliarietà, cioè sono la clausola di difesa della Croce Rossa che, secondo il Principio di Indipendenza – pur essendo sottoposta alle leggi dello Stato che la ospita -deve prima di tutto mantenere quella indipendenza che le consenta di servire, sempre unicamente e prioritariamente le vittime. Il senso è che gli Stati non si possono permettere di dire alla Croce Rossa quali sono le priorità, perché secondo il Principio di Imparzialità, che è poco conosciuto ma che contiene in sé il concetto di proporzionalità, le priorità sono le vittime, tutte le vittime.

Per cui, se per esempio nel conflitto fra Libano e Israele le vittime fossero state l’80% da una parte e 20% dall’altra, distribuire gli aiuti al 50%, come fanno i politici nella disperata ricerca dell’equidistanza – o come si dice adesso dell’equivicinanza – sarebbe stato un criterio politico e non un criterio umanitario. Il nostro è un criterio umanitario, le nostre risposte sono proporzionali ai bisogni delle vittime, non alle logiche della politica. Questa è la differenza tra il sistema della Croce Rossa a livello internazionale, il sistema dei Governi e il sistema delle organizzazioni non governative, le quali non sono tenute all’imparzialità e alla neutralità come principi fondamentali, per cui possono appartenere all’area o alla sfera di influenza di questa o di quella tendenza politica, rappresentata legittimamente dai partiti. Noi no! Perché la nostra unica priorità sono le vittime. (Segue alla pagina successiva >>)

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