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La globalizzazione della violenza: conseguenze e risposte

Da: “40° Anniversario dell’Istituto Internazionale del Diritto Umanitario” Tavola Rotonda, Sanremo 9 settembre 2010

Innanzi tutto vorrei congratularmi con l’Istituto per l’idea di consacrare questa ormai tradizionale Tavola Rotonda di settembre al tema della violenza. La violenza fa parte della natura umana e del destino dell’uomo. Un mondo senza violenza esiste solo nel regno di Utopia, in cui tutti gli uomini sono saggi, ma questa purtroppo non è la nostra realtà. Approfitterei di una così distinta platea per trattare un particolare aspetto della violenza, per il quale un cambio di politiche in senso umanitario da parte della comunità internazionale può comportare immediati, sensibili benefici, migliorando la qualità della vita per milioni di persone. Credo sia ben chiaro a tutti che dietro la violenza urbana in tutto il mondo c’è il problema della droga tanto per quanto riguarda il consumo che interessa oltre 200 milioni di persone in tutti i continenti, quanto per ciò che concerne il traffico delle sostanze illegali. La comunità internazionale è stata concorde nella scelta proibizionistica e questa scelta, sancita da appositi trattati, sembra al momento priva di valide alternative.

Il miglior argomento contro ipotesi antiproibizionistiche consiste nel fatto che le droghe consentite e legali, come l’alcool e la nicotina, uccidono numericamente più delle droghe illegali, essendo la proibizione un freno al consumo di sostanze unanimemente ritenute nocive per i singoli e per l’umanità intera. Ma in molte parti del mondo politici e legislatori hanno elaborato strategie violente e repressive dichiarando una guerra alla droga che si è subito trasformata in guerra ai drogati, innescando un circuito perverso di violenza in cui violenza porta con sé sempre altra violenza. Gli assuntori di droga sono considerati criminali o, nel migliore dei casi, peccatori da redimere ad ogni costo, anche a quello di ignorare i loro diritti fondamentali di esseri umani.

Le prigioni di tutto il mondo sono piene di consumatori di droghe e molti centri di recupero assomigliano più a un campo di concentramento che a luoghi dove la società si prende cura dei suoi figli più fragili e ammalati. Le stesse Nazioni Unite cominciano finalmente ad essere preoccupate dei terribili “danni collaterali” del proibizionismo e nel rapporto mondiale sulla droga per il 2009 pubblicato dall’Ufficio su Droga e Crimine si osserva che “il sistema internazionale di controllo sugli stupefacenti ha causato diverse conseguenze non volute, la più formidabile delle quali è la creazione di un lucroso mercato illecito che genera a sua volta violenza e corruzione”. Ciò che è successo negli ultimi 40 anni – in cui, secondo un recente articolo apparso sul New York Times, la guerra alle droghe ha bruciato nei soli Stati Uniti 1.000 miliardi di dollari – dimostra che questa guerra è stata persa e che è necessario muoversi verso strategie meno dannose. Tra un rigido e violento proibizionismo da una parte ed un illusorio antiproibizionismo dall’altra, c’è una terza via che possiamo definire “politica umanitaria verso i consumatori di stupefacenti“.

Questa politica considera l’aiuto ai consumatori di droga quale priorità per i Governi e la Società, adottando strategie pragmatiche e realistiche, senza pregiudizi su assunzione e terapia. Dovremmo essere tutti consapevoli che l’idea di un mondo senza droghe è irrealistica ed illusoria, che i drogati sono ammalati da curare e non criminali, che abbiamo bisogno di un approccio pragmatico e scientificamente supportato alle misure di sanità pubblica da adottare. Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa più volte si è espresso sui temi della droga e della violenza fin dal 1922, quando fu adottata una risoluzione della Conferenza Asiatica di Bangkok sul consumo di oppio.

Più recentemente altre Istanze del Movimento come la Conferenza Internazionale, l’Assemblea Generale, il Consiglio di direzione e la Commissione Salute della Federazione hanno manifestato la loro preoccupazione e i loro sentimenti sul fenomeno, così come un gruppo di 120 Società Nazionali si è fatto promotore di un Manifesto chiamato Rome Consensus per una politica umanitaria sulle droghe. Ed in questa solenne occasione faccio appello a voi in quanto paladini del rispetto dei diritti umani perché vi facciate sostenitori di questa nuova strategia anche, se necessario, promuovendo una nuova convenzione internazionale che renda lecite e diffonda ovunque le pratiche terapeutiche capaci di migliorare la qualità della vita degli assuntori, riducendo così i danni per i singoli e per la società. Questo potrà portare sensibili immediati risultati nel ridurre la violenza delle nostre città.

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