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… La Croce Rossa, … come la vogliamo?

Da: “Atti del Settimo Congresso Nazionale dei Volontari del Soccorso” Roma novembre 1989
La vogliamo libera, democratica, indipendente, governata con la logica del consenso
Massimo Barra

Sig. Commissario, sig. Presidente, carissimi amici, mi devo innanzitutto scusare con voi perché improvviso. Ho sempre detestato fare i temi, a scuola è sempre stato per me motivo di fatica scrivere un tema, ed ogni volta, per fare un discorso preferisco non prepararmi un tema, anche se facile sarebbe per me scrivere sulla Croce Rossa, data la mia lunga militanza. Preferisco parlare a braccio, vorrei non fosse preso come una mia carenza di rispetto per un uditorio cos“ importante come questo.

Permettetemi però di rivolgere il mio primo saluto a chi sta fuori… (AppIausi)… perché chi sta fuori è la maggioranza, la maggioranza a cui per motivi di spazio non è data la possibilità di partecipare a questo evento storico. Quando prima la sorella Pulcinelli mi ha detto: “Hai la claque”, le ho risposto: “No, sorella! Ho il consenso, che è una cosa diversa!”…(Applausi)… La claque sta fuori, perché non l’hanno fatta entrare!!!… (Applausi)… Permettetemi questo narcisismo di una che è entrato in Croce Rossa all’età di otto anni e di farvi un minimo di storia personale.

Sono entrato ad otto anni, ho avuto la fortuna di essere allevato in Croce Rossa e, se mi permettete l’immodestia, mi hanno fatto fare la vita di un principino perché a otto anni mi hanno insegnato come si serviva la Croce Rossa, mi hanno fatto girare per le strade accompagnato dalle infermiere, mi hanno insegnato come si invita la gente a donare il sangue, tutti gli atti che un uomo o una donna di Croce Rossa deve conoscere.

Poi, a diciotto anni, mi hanno mandato all’estero: mi hanno mandato in 55 nazioni, ho visitato 55 società di Croce Rossa, ho visitato la maggioranza dei Comitati, dei Sottocomitati e delle Delegazioni della C.R.I. Quindi, ritengo di poter parlare di un’esperienza che fa della C.R.I. nel bene e nel male una cosa assolutamente unica in tutto il mondo. Unica, perché questo spettacolo di volontariato è difficile trovarlo in altre società di Croce Rossa, perchè è difficile avere in una società di Croce Rossa, gente che percorre quotidianamente, come i nostri volontari del soccorso, silenziosamente, giorno e notte, in 500 città, morendo, pagando di persona, con il sangue, ogni anno (non solamente in guerra!), quotidianamente in questi anni, 20 milioni di chilometri di servizio di ambulanza al servizio del cittadino.

E’ difficile trovarlo, ma è anche difficile trovare una società di Croce Rossa in cui tutto questo volontariato espresso senza distinzione di categoria sociale, non conta niente!!!… (Applausi)… L’Italia è un paese anche unico al mondo. Io sostengo che è il Paese dove si vive meglio e dove è più alta la qualità della vita e sono fieno ed orgoglioso di essere italiano e dopo aver girato il mondo so che fortuna abbiamo avuto nel nascere in Italia. So anche che però, se l’Italia è famosa nel mondo, lo è per la sua imprenditoria, lo è per la FIAT, lo è per i managers, lo è per l’estro, per Valentino, l’Italian stile, per la sua libertà, lo è per la sua promozione, per le centinaia di migliaia di piccole società a gestione familiare, che hanno trasformato l’Italia in uno dei Paesi più ricchi del mondo, uno dei primi cinque paesi industrializzati.

Non è certo famosa per le USL, per i Ministeri, per il Parastato.., … (Applausi)… e potrei continuare: per la spartizione partitica, per la lottizzazione, per le ruberie, per la lottizzazione per cui tutto deve essere assegnato a questo o a quel partito in funzione di equilibri in cui chi non si inserisce, come noi non ci inseriamo, e diamo scandalo, nella lotta dell’appartenenza a questo o a quel partito, sembra non avere diritto di cittadinanza.

Questa è un’ottica che noi per rispetto ai principi fondamentali intendiamo solennemente riaffermare qua: la Croce Rossa non va spartita!! … (Applausi)… Dice che non siamo d’accordo. La C.R.I. non è d’accordo. A me non sembra. Se entriamo nel dettaglio: la Croce Rossa, tutti gli appartenenti alle varie componenti,…come la vogliamo? La vogliamo libera, democratica, con la logica del consenso, democraticamente eletto ed espresso? O la vogliamo burocratizzata, centralizzata, affetta dal peccato mortale del centralismo burocratico che persino nei Paesi dell’Est in questi giorni viene distrutto?
Per anni ci hanno detto che era giusto il muro di Berlino che era giusto che le burocrazie stessero al potere: avete visto che cosa è successo? Se è successo in Cecoslovacchia ed in Polonia, potrà avvenire anche da noi! Signor Commissario, la sua relazione io la condivido al cento per cento, ma le è sfuggito un piccolo particolare: non l’ho mai sentita parlare di libertà! Per quale motivo i tedeschi dell’Est stanno in condizioni diverse dai tedeschi dell’Ovest? Anonimo del pubblico: “..ma è un Comizio!..” ..Vivaci proteste e fischi contro l’interruzione…

No! Non è un comizio! Noi siamo nella stessa situazione, ma abbiamo fede nella Croce Rossa, abbiamo fede nei principi fondamentali. Sicuramente quando si ha fede, i muri vengono distrutti. Amici miei, io non voglio tediarvi a lungo, ma mi preme sottolineare una delle querelle, dei problemi che sembrano insormontabili, che ci hanno posto di fronte: maschio o femmina? Pubblico o privato? Non è questo il problema. Non è questo un problema. Questo è un problema artificialmente creato: perché? Perché la Croce Rossa è la Croce Rossa.

La Croce Rossa non è né pubblica, né privata. E’ definita nei suoi principi fondamentali come l’unica associazione al mondo libera e l’unica associazione ausiliaria dei poteri pubblici. Se noi rispettiamo questo non abbiamo più il problema dei pubblico e del privato. D’altro canto lo Stato italiano, quando vuole essere efficiente, si mette a fare il privato. Noi non abbiamo nessuna preferenza per il privato. La Croce Rossa deve essere la Croce Rossa.

Però, se vi ricordate come, questa mattina, abbiamo citato il principio di indipendenza e come la gente ha reagito al principio di indipendenza, questo vi dice che il principio di indipendenza da noi non è sufficientemente rispettato…(Applausi)… Termino con un’espressione di particolare affetto e di particolare rispetto per il Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Noi non contiamo niente: domani sarà finita la nostra festa, noi torneremo tutti quanti alle nostre occupazioni, saremo distratti dalla nostra ottica che non è un’ottica di potere, ma un’ottica di servizio. Quindi in sostanza è una contraddizione in termini che noi chiediamo di contare quando poi la nostra ottica non è un’ottica di potere, ma un’ottica di servizio.

Noi non faremo mai manifestazioni, noi non faremo mai scioperi, noi rispetteremo sempre come ha detto Catalani con disciplina i principi fondamentali di Croce Rossa. E per questo non contiamo niente. Ma Lei, signor Presidente, che è la più alta autorità della Croce Rossa Internazionale, noi sappiamo quanto ci è stato vicino in passato e sappiamo anche quanto lei sia stato un baluardo contro certi disegni di legge che vogliono ulteriormente mortificare l’autonomia della Croce Rossa. Noi contiamo in Lei. Evviva la Croce Rossa!

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