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I programmi delle “Unità di strada”

Perché non possiamo ipotizzare per l’avvenire anche servizi privati che usano trattamenti farmacologici? E quando dico “trattamenti farmacologici” non cado nell’errore in cui cadono molti di confondere la morfina e l’eroina con il metadone, perché la morfina e l’eroina sono una cosa e il metadone è un’altra cosa. Il metadone serve a stare non male, la morfina e l’eroina servono a dare piacere e godimento, e il godimento non basta mai, per cui somministrazione controllata di morfina o di eroina è una contraddizione in termini.

Su questo le sperimentazioni già sono state fatte, e forse Avico – che pure ha peccato in altro modo – su questo converrà e ci illustrerà quali sono i risultati di queste sperimentazioni. Allora, il razionale dell’unità di strada è di andare a cercare i tossicomani per strada, in modo da favorire l’approccio con una struttura terapeutica. Evidentemente non pretenziosa, cioè che non pretenda tanto. La cosiddetta “unità a bassa soglia”: “Io ci sono, ti contatto, che vogliamo fare? Domani? Puoi fare una doccia, puoi avere un pasto, puoi avere un pronto soccorso, una terapia farmacologica. Puoi ottenere un intervento più strutturato”.

Come deve essere fatta una unitˆ di strada? Ci sono due tendenze: l’unità strutturata e l’unità informale. Entrambe hanno una loro logica. Io sono per le unità strutturate. E, infatti, la nostra unità è un camper ben visibile, con una bandiera rispettata anche dai marginali – che è la bandiera della Croce Rossa – che quindi dà una serie di servizi, si fa riconoscere. L’altra tendenza è quella della unità assolutamente informale, cioè quello che già negli anni ’70 andava nei bistrots parigini, assolutamente non differenziandosi dagli altri consumatori del bistrot, per attaccare discorso con i ragazzi.

Chi deve stare nell’unità di strada? Anche qui c’è discussione. Sicuramente ci deve stare un ex tossicomane. Cancrini diceva “io, ai tempi miei, usavo anche i tossicomani in servizio”, ma questo forse si poteva fare 20 anni fa. Ma, oggi come oggi, mi sembrerebbe un pò azzardata una unità di strada con un tossicomane che sia tuttora tale. L’ex tossicomane evidentemente ha una possibilità di aggancio, ma non può essere mandato allo sbaraglio.

Non possiamo ripetere l’errore di mandare allo sbaraglio gli ex tossicomani per creare tante altre strutture e avere tanti altri finanziamenti – errore che qualcuno ha fatto nell’ambito delle comunità terapeutiche. Fare terapia è un impegno serio; farlo per strada è ancora più serio, perché si ha a che fare con la gente disperata, non scremata, con tutto quello che succede (e potete ben immaginare cosa succede alla stazione Termini di Roma, o in una qualunque stazione di qualunque città italiana o all’estero) a qualunque ora del giorno e della notte. Ci vogliono stomaci forti, ci vuole un supporto psicologico alle spalle, ci vuole supervisione e, nel momento in cui abbiamo il contatto, altrettanti soldi li dobbiamo spendere a valle per avere lo smaltimento del contatto, perché noi creiamo un’aspettativa e, se non abbiamo poi la possibilità di smaltire l’ aspettativa, è meglio che l’aspettativa non l’abbiamo creata.

Diciamo che abbiamo scherzato. Se dobbiamo stare in piazza solamente per fare scena o per avere finanziamenti, è meglio che non ci andiamo. Noi dobbiamo essere quindi in grado di avere l’unità di strada e, a valle, un sistema che possa essere in grado di adempiere a qualunque necessità. Che cosa mettere su una unità di strada? Se è mia unità che ha un medico – ed è auspicabile, a mio giudizio, che lo abbia – metterei i medicinali di pronto soccorso (per il fatto di avere un medico, a basso costo, in un anno di attività noi abbiamo fatto 32 overdosi fauste alla stazione.

Overdosi che non avrebbero potuto attendere l’intervento di un’ambulanza). E vi dir˜ che il Narcan ci può stare anche se non c’è il medico perché sicuramente quando vediamo una situazione molto grave, non avendo effetti collaterali, noi diamo un Narcan e, con questo sistema, tanti ragazzi hanno salvato la vita dei loro compagni. Le siringhe: c’è qualcuno qui dentro che pensa che un tossicomane non si buca perché non ha la siringa? O c’è qualcuno che pensa che un tossicomane, che già si è bucato tante volte, si va a ribucare perché noi gli abbiamo dato la siringa pulita?

Se c’è qualcuno che pensa così, evidentemente dare le siringhe diffonde la tossicomania. Siccome io credo che nessuno possa pensare che un tossicomane rinuncia a bucarsi perché non ha la siringa (perchŽ non lo fanno neanche in carcere, si bucano con la penna bic), credo che dobbiamo superare il senso di colpa di essere noi stessi dei propagatori della tossicomania: il tossicomane si buca anche con l’acqua del Tevere, anche con le siringhe sporche e usate (anche se adesso ci sta più attento, grazie alla propaganda e alla educazione sanitaria che viene fatta). (Segue alla pagina successiva >>)

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