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Deontologia ed etica delle organizzazioni umanitarie internazionali

Da: “BIOMEDICAL LABORATORY SCIENCE DAY 2013” Roma – Università degli Studi LUSPIO 19 aprile 2013
Dott. Massimo Barra, Commissario permanente della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

Cari amici, innanzitutto grazie al Dott. Capuano per darmi l’occasione di parlare dei profili etico – deontologici che connotano l’azione delle Organizzazioni Umanitarie Internazionali.
Il tema mi è caro, avendo dedicato e continuando a dedicare gran parte delle mie passioni ed energie al Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (CR/MR) considerato in tutto il mondo la più grande organizzazione umanitaria mai esistita nella storia dell’uomo.

Le organizzazioni umanitarie internazionali agiscono per salvare vite umane e per far questo c’è quasi sempre bisogno di medici – come chi vi parla – di altri operatori sanitari, come chimici, biologi, laboratoristi, infermieri professionali, assistenti sanitari.
Gli scrupoli etici e deontologici di queste figure fanno perciò parte del nostro lavoro quotidiano e li sentiamo anche nostri. Poi, nella nostra dimensione morale c’è anche altro, perché noi, normalmente, non curiamo solo singoli pazienti, ma mobilitiamo coscienze, cervelli e mani per salvare vite umane in situazioni di pericolo derivanti da disastri o da conflitti armati.

Spero pertanto di riuscire ad attirare la vostra attenzione su tali questioni anche per servire il Movimento di cui mi onoro di far parte ed, in generale, la causa umanitaria.
Prima di ciò, occorre però fare una premessa. Cosa sono le organizzazioni umanitarie internazionali?
Non mi risulta vi sia una definizione normativa o convenzionale; tenderei quindi a delimitare l’insieme di questi soggetti prendendo in considerazione tutte quelle organizzazioni che svolgono di fatto azioni a tutela dei diritti umani in campo internazionale.

Ricomprenderei in tale ambito sia le azioni svolte sul piano legale e di comunicazione istituzionale a tutela dei più deboli – che definiamo iniziative di advocacy – sia le azioni a carattere più operativo con cui si presta soccorso sul campo ai bisognosi in situazioni di emergenza.

Diverse agenzie delle Nazioni Unite (NU) e varie componenti del Movimento che rappresento operano nei due livelli appena descritti, altre organizzazioni, invece, operano prevalentemente nel primo, come ad esempio le Organizzazioni Non Governative (ONG) Human Rights Watch o Amnesty International, altre ancora prevalentemente nel secondo, come l’ONG Médecins Sans Frontières o Emergency. Molte delle organizzazioni che prestano soccorso in situazioni di emergenza, considerata la frequente necessità di coordinamento, sono rappresentate nell’ambito dell’Inter-Agency Standing Committee (IASC), organismo costituito nel giugno 1992 in base alla Risoluzione 46/182 delle NU.

Appare evidente il carattere eterogeneo delle organizzazioni umanitarie internazionali: abbiamo agenzie delle NU che hanno natura governativa, le ONG ed infine il Movimento di CR/MR che gode di uno status del tutto particolare. Basato su una legislazione non solo nazionale, ma anche internazionale, il Movimento è infatti collocato in una posizione intermedia tra il sistema dei governi, e quindi a livello globale delle NU, e la cosiddetta Società civile, rappresentata dalle ONG; specifica di questa collocazione istituzionale particolare è l’Ausiliarietà, un rapporto cioè privilegiato e intimo con i governi a tutti i livelli.

Passiamo ora ai profili etici e deontologici delle attività delle organizzazioni umanitarie internazionali.
Assumendo che l’etica sia quell’insieme di principi che consente di stabilire – in assenza di obblighi o doveri giuridici – cosa è bene e cosa è male, direi che la condotta di tutti coloro che, a vario titolo, operano nelle OUI è ispirata dalla loro stessa finalità, come del resto è per le professioni sanitarie.

La finalità di aiutare propri simili rappresenta in sé un innegabile valore, capace non solo di costituire la pietra angolare che orienta le azioni delle persone facenti parte delle organizzazioni umanitarie – che per adempiere correttamente le proprie missioni devono opportunamente relazionarsi con autorità, gruppi di interesse, altri soccorritori e con i bisognosi – ma anche di coagulare attorno alle proprie iniziative il favore e, spesso, il concreto supporto delle opinioni pubbliche.

Il Movimento che qui rappresento è la prima OUI a nascere sulla base di un formale riconoscimento del principio di umanità operato a livello internazionale dalla Convenzione di Ginevra del 1864, cioè più di 80 anni prima della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo formulata in ambito NU!
La forza di questo principio risiede nell’oggettivo valore della vita umana, di ogni vita umana, che non può esser disconosciuto fra gli uomini di buona volontà ed attorno al quale si sviluppa una dottrina universale buona per tutti i paesi, per tutte le religioni e per tutte le filosofie.

La forza della dottrina della Croce Rossa (e di molte altre organizzazioni umanitarie) risiede nella sua estrema semplicità e nel suo immediato risvolto pratico, nel senso che – come osservato da un’eminente figura del Movimento – non si tratta “di un credo opposto ad altri credo, ma di un ideale che, nel campo del mutuo soccorso, ispira soluzioni pratiche idonee a soddisfare i bisogni dell’uomo” (1).

Se però si cavalcasse acriticamente l’onda dell’illimitata fiducia nella ragione umana che portò, in pieno Positivismo, alla Conferenza di Ginevra del 1864 non si farebbe probabilmente un buon servizio al Movimento che rappresento ed, in generale, alla causa umanitaria.
Non si può infatti ignorare che di lì a pochi anni l’Europa ed il mondo intero furono trascinati in un vortice di conflitti mai sperimentato in precedenza dal genere umano, un periodo in cui, purtroppo, diverse volte il principio di umanità e gli strumenti previsti a sua tutela sono stati usati con perfidia o “abusati” con malizia, da belligeranti e non, per meglio perseguire interessi che esulavano da quelli formalmente disciplinati dalla Convenzione di Ginevra.

Alla fine del secondo conflitto mondiale – in un contesto di Guerra fredda pressoché totale, caratterizzato da forti contrapposizioni ideologiche e politiche e durato più di 50 anni – persino le attività di tutela dei diritti umani, comprese quelle di soccorso in emergenze di varia natura, hanno dato talvolta adito a sospetti di strumentalizzazione.

Il tema dell’abuso nelle attività di aiuto umanitario, in verità, non era cosa nuova. Il protagonista di una famosa opera di Voltaire, il Candide, in una delle sue peregrinazioni per l’Europa, viene avvicinato, in un momento di bisogno, da due individui che lo invitano a pranzare insieme dicendogli tra l’altro che gli uomini sono fatti per portarsi reciproco soccorso. Candide accetta, probabilmente pensando che i due, abbigliati d’azzurro, appartenessero a qualche istituzione misericordiosa, ma poi si ritrova inconsapevolmente arruolato nell’ esercito prussiano, organizzazione che non era proprio il massimo in materia di tutela dei diritti umani!

Oggi, purtroppo, la comunità internazionale vive un periodo perfino più complesso di quello che vide la caduta del muro di Berlino, un periodo in cui la conflittualità, che non sfocia necessariamente in confronti militari, è vieppiù alimentata da nuove contrapposizioni di carattere religioso, sociale ed economico e dove quindi il rischio di abuso nelle attività di aiuto umanitario sembra decisamente accresciuto, anche in considerazione del carattere eterogeneo delle organizzazioni umanitarie internazionali e degli interessi che ne stimolano le attività. (Segue alla pagina successiva >>)

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