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Croce Rossa anno zero

Da: “Erasmo”: rivista bimestrale della Croce Rossa Italiana anno ottavo – novembre-dicembre 1996 – Roma.

… Oggi noi dobbiamo dare alla manifestazione del 5 ottobre un contenuto, che vada al di la della mera rivendicazione e della mera presenza in piazza, cioè c’è una logica a fare il congresso nazionale oggi a venti giorni da quell’evento. Il 5 ottobre, facendo violenza a noi stessi, noi siamo scesi in piazza per la prima volta nella storia della C.R.I. abbiamo voluto dimostrare chi siamo, quanti siamo, da che cosa siamo animati.

Oggi noi siamo chiamati a dare dei contenuti operativi, propositivi, di governo a quella che è stata la nostra rivendicazione, e siamo ad un momento di svolta. Noi non siamo “caciaroni” non siamo “scioperaioli” non siamo gente che è abituata a gridare. Nel nostro paese oggi è facile gridare, tutti gridano, tutti rivendicano, tutti vogliono qualcosa di più, tutti si sentono i calli acciaccati dal vicino, tutti stanno arrabbiati, tutti protestano.

Anche noi siamo arrabbiati per come è stata trattata la C.R.I. ma noi dobbiamo dimostrare un valore aggiunto, non limitarci cioè alla mera protesta ma passare alla fase della proposizione. Noi abbiamo dimostrato di avere tali competenze in tutta Italia ma anche tali sentimenti, buoni sentimenti…
…Se questi giornali mi attaccano come buonista io non mi vergogno a dire che i nostri sono buoni sentimenti, e che noi rappresentiamo una parte buona della società. Certo non voglio essere manicheo, non esistono i buoni e i cattivi, non dobbiamo neanche prenderci troppo “au serieux” come dicono i francesi, non ci crediamo di essere “l’ombelico del mondo”, non ci crediamo di essere dei “draghi”, però non ci togliete la convinzione di essere dalla parte giusta, cioè dalla parte di chi lavora, di chi fa il suo dovere, e che quando ha finito di fare il suo dovere viene in C.R.I. per dare un contributo in più alla collettività. A me sembra che definire questo buonismo sia una cattiveria dei cattivisti, ai quali non abbiamo null’altro da aggiungere…

…Oggi va di moda parlare di volontariato. Tutti quanti si sciacquano la bocca (quanto sono bravi i volontari!) i ministri, tutti quanti, tutti quanti si commuovono davanti ai volontari, ma il volontariato viene a volte usato per secondi fini che con l’umanità e l’assistenza non hanno nulla a che vedere. C’è un volontariato anch’esso lottizzato, c’è un volontariato non puro, strumentale a determinati interessi, c’è un volontariato che viene tenuto a bada, e guai se alza la testa perché chi controlla questo volontariato è sempre il solito gestore del potere.

Il potere è uguale in tutte le sue manifestazioni, il potere è eterolesivo, ha una buona dose di cattiveria, è assolutamente incompatibile con l’umanitarismo di chi vuole fare il volontario, come noi che facciamo esclusivamente i volontari. C’è una classe che utilizza la buona fede, l’ingenuità dei V.d.S. a condizione che stiano al loro posto e il loro è un posto riduttivo: il volontario deve fare servizio e basta, non si deve fare troppe domande, non si deve domandare come sono amministrati i soldi e voi sapete che in tante unità di C.R.I. la vecchia classe dirigente ha negato ai V.d.S. persino l’accesso alla consultazione dei bilanci.

In quanti comitati di C.R.I. vengono ancora oggi pubblicati i bilanci? In quanti comitati vengono pubblicate all’albo le delibere prese dal Consiglio Direttivo? In quanti comitati il consiglio direttivo non si riunisce neanche, e viene gestito come se fosse “cosa loro” da Presidenti di Comitato magari fuori dalla C.R.I., o da segretari di comitato che tutto conoscono e che tutto sottopongono al loro controllo?

Ebbene in questa ottica di un volontariato che stia al suo posto al quale al massimo possiamo dare la medaglietta il giorno della festa, ma che dopo torni al suo posto, nella sua cripta, e non dia fastidio ai gestori del potere, noi rappresentiamo una contraddizione, perché non andiamo a cercare finanziamenti, perché non siamo ricattabili, perché non siamo né clienti di nessuno né famigli di nessuno, perché il nostro essere volontari è secondario al nostro essere C.R.I..

Il fatto di essere C.R.I. supera il fatto di essere volontari, gli da un valore aggiunto del quale ognuno di noi è assolutamente fiero. Questo valore aggiunto ci permette oggi di chiedere e di proporci come forza di governo dell’Associazione Italiana della Croce Rossa. Questo vuol dire essere seri, vuol dire essere impegnati, vuol dire studiare, vuol dire emendarci delle nostre colpe, vuol dire emendarci dello spontaneismo, vuol dire anche essere in grado di capire le ragioni degli altri, di capire le ragioni dell’Amministrazione, della burocrazia… Perciò domani noi facciamo questa tavola rotonda che in realtà è un incontro in cui voi sarete i protagonisti, con i vertici della C.R.I., con le altre componenti, soprattutto con il Commissario Straordinario, per capire quanto, fra struttura e funzione c’è di margine, per recuperare la struttura, perché la struttura non sia fine a se stessa, non diventi un corpo separato, fedele ai suoi rituali, ma diventi veramente un service della C.R.I.. (Segue alla pagina successiva >>)

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