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Cooperazione tra repressione e cura

UN APPROCCIO PREVENTIVO E UMANITARIO BASATO SULL’INDIVIDUO
da: “Commissione sulla Prevenzione dei Crimini e Sistema Penale – UNODC” Vienna, Austria – 18 Maggio 2010

“… La salute pubblica – il primo principio per il controllo della droga – dovrebbe tornare in auge. Attualmente, l’entità delle risorse e del sostegno politico dedicate alla sicurezza pubblica e al mantenimento dell’ordine supera quella delle risorse indirizzate alla salute pubblica. Questo rapporto deve essere riequilibrato. La tossicodipendenza è una malattia che dovrebbe esser trattata alla pari di tante altre. C’è bisogno di maggiori risorse per frenare gli individui dall’assumere droga, per curare quelli che ne sono dipendenti, e per ridurre le conseguenze negative sulla salute e sul tessuto sociale derivanti dall’abuso di droga…
… La difesa della sicurezza pubblica e la salvaguardia della salute pubblica dovrebbero essere perseguite rispettando i diritti umani e la dignità umana… … Sebbene la droga uccida, non si dovrebbe uccidere a causa della droga…”

Queste frasi non sono mie ma del Direttore Generale di UNODC Antonio Costa.
Io non avrei potuto esprimere meglio questi concetti che interamente condivido.
L’abuso di droga è un fenomeno così complesso che richiede l’azione e le competenze di molti attori, anche molto distanti tra di loro in termini di competenza e sensibilità.
Queste diverse risposte se non integrate e finalizzate a prevenire compiutamente le nefaste conseguenze del consumo di droga, rischiano di danneggiarsi vicendevolmente.

Se l’approccio basato sulla salute e quello puramente repressivo si ignorano o ancor peggio si ostacolano, il risultato sarà negativo per entrambi e a rimetterci saranno gli elementi più deboli del sistema, cioè i consumatori di droga, ed anche la convivenza civile.

Nella mia lunga esperienza di 35 anni di attività sul campo ho imparato che la violenza porta sempre altra violenza e che la stigmatizzazione e la discriminazione dei tossicomani uccidono più delle stesse sostanze. Noi dovremmo essere così intelligenti da capire che un approccio integrato è la migliore opzione che abbiamo a disposizione. Naturalmente l’approccio repressivo e quello terapeutico devono saper rinunciare in parte al proprio potere per non ostacolarsi a vicenda.

Se la Polizia si apposta al di fuori di un centro dove viene praticato lo scambio di siringhe o viene distribuito il metadone per identificare e schedare i tossicomani, questo è un ostacolo obbiettivo che vanifica lo sforzo dei terapeuti.
Se da parte degli esponenti della Law Enforcement vengono mandati messaggi alle Autorità tendenti a scoraggiare gli interventi umanitari basati sulle evidenze scientifiche sulla base dei propri pre-giudizi e delle proprie scarse conoscenze in tema di salute pubblica, il risultato finale sarà negativo per tutti.
Per integrare al meglio le politiche umanitarie e quelle repressive è necessario formare al meglio i nostri operatori.
Seminari in comune tra lavoratori della polizia e lavoratori della sanità rappresentano il modo migliore per superare pre-giudizi e diffidenze reciproche, giungendo a sinergizzare i propri rispettivi interventi.

Un’interessante e valida esperienza in tale direzione è stata fatta tre anni fa in Italia con l’organizzazione di 18 incontri di 3 giorni l’uno in tutte le regioni con il coinvolgimento delle diverse componenti delle Forze dell’ordine e di esperti provenienti dal settore della salute, come medici, psicologi e social workers. Un’altra esperienza, alle quale sono particolarmente affezionato avendola promossa e lanciata personalmente, dimostra che l’integrazione e il lavoro comune è possibile e gratificante per la sua enorme efficacia.

Da oltre 15 anni ogni volta che a Roma un tossicomane viene arrestato la Polizia chiama gli operatori del servizio di emergenza della Fondazione Villa Maraini, centro antidroga aperto 24h su 24h 365 giorni l’anno, da me fondato nel 1976. Gli operatori si recano presso le celle del posto di polizia, incontrano il tossicomane arrestato e, se lo ritengono necessario, gli somministrano il metadone per superare la crisi di astinenza. Centinaia di interventi hanno dimostrato l’efficacia di tale approccio che ha permesso di ridurre quasi a zero la auto e la etero lesività elevata in persone private della libertà e che stanno male nella loro pelle.

Con gli anni si è venuta a instaurare una particolare alleanza fra gli operatori di Villa Maraini e quelli di tutti i posti di polizia di Roma che hanno compreso che un approccio umanitario ai tossicomani di strada conviene a tutti, anche alla serenità ed efficacia del loro lavoro.
Permettetemi di terminare con una frase particolarmente significativa del documento che è alla base di questo nostro incontro:
“Questa Commissione per i Crimini dovrebbe agire in una nuova ed emozionante dimensione a riguardo del mantenimento dell’ordine: una dimensione che sia umanitaria, orientata alla salute e vicina alle persone”.
“Un approccio globale, che combatta il crimine e allo stesso tempo aiuti i bambini e le famiglie a rischio, che cambi la direzione degli adolescenti problematici, che offra assistenza sanitaria, assistenza sociale e protezione ai gruppi più marginalizzati, ha il merito di sottrarre potenziali lavoratori alle organizzazioni criminali e cambia il tessuto sociale rendendolo meno permeabile a comportamenti illeciti”.
Questo sarà un programma di lavoro davvero eccitante per tutti noi.

Massimo Barra

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