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Volontariato e indipendenza per restituire la C.R.I. alle sue origini

Da: “Solidarietà” maggio 1994
L’ottavo congresso dei V.d.S. in attesa dello Statuto

E’ vero che in Italia non c’è niente di più stabile del precario, ma quattordici anni di commissariamento per la C.R.I. sono francamente troppi. Anche perché, in genere, si commissaria ciò che funziona male e la C.R.I. non merita davvero tale affronto non foss’altro per rispetto ai sentimenti od alle dimostrazioni di coraggio ed efficienza delle tante migliaia di cittadini che la servono e che ai suoi ideali ispirano, ed a volte sacrificano, la loro vita. Solo apparentemente il conflitto che blocca il varo del nuovo Statuto avviene tra i sostenitori della C.R.I. come ente di diritto pubblico e quanti pensano che per essa sia migliore una configurazione privata.

In realtà il solco è ben più profondo. Da un lato ci sono i fautori dell’Ente Croce Rossa, governato con il metodo del centralismo burocratico, orfani inconsolabili dei lunghi anni in cui la lottizzazione partitica è stata l’unico metodo valido per la spartizione delle cariche, tanto al Centro quanto alla Periferia, in un assetto politico ricalcato su quello governativo, rispettato con assoluta, costante fedeltà. Dall’altro ci sono, in maggioranza, i soci che sentono la C.R.I. come la loro Associazione di cui apprezzano i 7 Principi Fondamentali ed in particolare quei 3 Principi di Neutralità, Indipendenza ed Imparzialità che fanno della Croce Rossa una Organizzazione unica, irripetibile, non omologabile a nessun’altra.

Questi soci, siano essi sostenitori con il loro contributo economico, o attivi, che alla quota sociale aggiungono il proprio personale lavoro credono al libero confronto di idee come metodo per la elaborazione delle scelte strategiche; alla non discriminazione delle minoranze; alla elettività delle cariche; ad un centro che non sia rappresentato dagli uffici di Roma, ma da un sistema parlamentare di volontà democraticamente espresse. Vogliono la fine di sprechi e sperperi con la razionalizzazione delle risorse. Vogliono la pari dignità di chiunque operi sotto la stessa bandiera, senza Componenti che si credono più nobili delle altre, forse perché abituate in passato a selezionare gli aspiranti a seconda del censo. Vogliono la non discriminazione né di bilancio né di attività tra Componenti cosiddette civili e Componenti cosiddette militari. Vogliono insomma servire la Croce Rossa e non servirsene.

I Volontari del Soccorso, triplicatisi nel corso degli ultimi anni tanto come numero di gruppi che come numero di attivi, hanno indicato un metodo di essere uomini e donne di Croce Rossa in armonico rapporto vertice-base e centro-periferia che sarebbe bene estendere alla Associazione tutta. Il Vento della storia della C.R.I. spira ormai in questa direzione.

Massimo Barra
Ispettore Nazionale Volontari del soccorso

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