Servizi

Villa Maraini

Da: “il Popolare” Anno VII – n. 1 Martedì, 15 febbraio 2011
Comunità terapeutica per le tossicodipendenze

Villa Maraini nasce nel 1976 in locali che avevano ospitato un sanatorio durante la guerra, poi un preventorio per cadere infine nell’abbandono. Quando chiesi alcune stanze della Villa al presidente della CRI per aiutare 5 ragazzi al giorno per 4 ore fui obbligato a chiamare il centro di post-cura perché la cura ci era preclusa.

Questo atteggiamento dogmatico è tuttora presente nelle Istituzioni, in cui la distinzione tra sociale e sanitario è ferrea e mal si addice alla presa in carico globale di una persona come il tossicomane che sta male tanto dal punto di vista fisico che psichico che sociale ed è cioè un malato, secondo la definizione dell’Oms, e non un vizioso da allontanare, un criminale da imprigionare, un peccatore da redimere, secondo le varie definizioni di volta in volta prevalenti. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti (a dispetto della cronica carenza di fondi, anche frutto della ostinata indipendenza mia e di che fin dall’inizio mi accompagnò nella costituzione del centro, ispirandoci ai Principi fondamentali della Croce Rossa e alla parola del fondatore Henry Dunant: “Non voglio essere accaparrato da nessuna opinione, nessun partito, nessuna Nazione”).

Oggi Villa Maraini è l’unico centro in Italia aperto 24 su 24 365 giorni l’anno. La svolta tra piccolo e grande centro avvenne nel 1985 quando Gabriele Mori nella sua funzione di assessore alla Sanità propose un nuovo piano per le tossicodipendenze suggerendo di sistematizzare Villa Maraini trasformandola con un accordo tra Comune e Croce Rossa in Fondazione.

Da allora Villa Maraini è cresciuta a poco a poco. Oggi incontra nei suoi servizi circa 600 tossici al giorno, 5000 in un anno. La sua caratteristica peculiare rispetto a tutti gli altri centri antidroga è di non focalizzarsi su un tipo e solo d’intervento, ma di utilizzare tutti quelli che le conoscenze hanno messo a disposizione per la cura dei drogati: è una comunità terapeutica diurna, ma anche a tempo pieno; usa il metadone, ma anche i farmaci non specifici; fa terapie di mantenimento ma anche di svezzamento; usa il lavoro come ergoterapia ma anche come mestiere per chi ha superato la dipendenza; accoglie i sani di mente, ma anche i sempre più numerosi con patologia psichiatrica, detti “doppia diagnosi” (mi drogo perché sono “matto” o sono “matto” perché mi drogo? Difficile dirlo); cura i liberi, ma anche i detenuti che scontano a Villa Maraini la loro pena; aspetta i tossicomani ma anche se li va a cercare con le Unità di Strada e di Emergenza che dal 1992 per prime in Italia hanno aggiunto alla strategia dell’attesa (utile a quella della ricerca attiva, posto che se un soggetto motivato a smettere è sempre un individuo fortemente problematico, pericoloso per sé e per gli altri, quello non motivato lo è due volte e richiede un surplus di energie; fa terapia per ottenere la guarigione completa (nessuno mai è irrecuperabile.

Abbiamo visto troppe resurrezioni apparentemente impossibili per non esserne convinti), ma anche riduzione del danno per prevenire la morte acuta o una condizione morbosa che prima o poi procurerà la morte, trovando l’ostilità di quanti considerano la riduzione del danno come una parolaccia sconveniente ed infatti l’hanno sostituita col termina riduzione del rischio, come quelli che non dicevano sifilide ma “mal francese”. Dopo 35 anni i 35.000 tossicomani ed i loro familiari, i fondatori dell’iniziativa e le centinaia di operatori passati per Villa Maraini sono convinti che la scommessa iniziale è stata vinta. Anche se a livello politico pochi se ne sono accorti.

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