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Villa Maraini : “Da 22 anni senza pregiudizi”

Da: Corso di Formazione “I tossicodipendenti multiproblematici: funzioni e limiti di una comunità di prima accoglienza” settembre 1998 – gennaio 1999
RELAZIONE DEL DOTTOR MASSIMO BARRA MEDICO RESPONSABILE DELLA COMUNITA’ TERAPEUTICA “VILLA MARAINI”

Massimo Barra fonda la C.T. Villa Maraini nel 1976, attualmente divenuto un centro antidroga polivalente con 1700 utenti in carico. Apre la relazione rifacendosi alla definizione del termine droga e dall’evoluzione del significato che a questo termine è stato dato nel corso dei secoli, l’ultima definizione proviene dalla scuola del prof. Gessa (Università di Cagliari ) che identifica in 5 le vere droghe che l’uomo consuma da sempre:

LA VITE, da cui si ricava l’alcool;
IL TABACCO, che produce la nicotina;
LA COCA, che contiene la cocaina;
IL PAPAVERO, da cui si estrae l’oppio e quindi la morfina o l’eroina;
LA CANAPA, da cui derivano l’hashish e la marijuana.

Queste 5 sostanze hanno in comune la capacità di indurre un aumento del piacere; la privazione di queste droghe comporta un “dispiacere” oggettivo, reale, fisico, in questo senso saltano le categorie come la distinzione che classicamente viene fatta tra droga legale e illegale, distinzione che è contingente a fattori ambientali, culturali, tradizionali, politici e sociali, ma non rappresenta l’essenza del problema. Distinzione tra droga pesante o leggera, non è la sostanza ad essere nell’uno o nell’altro modo ma tale attribuzione dipende dalla modalità d’assunzione o dalla concentrazione di sostanza pura, inoltre dal sistema nervoso, dall’equilibrio e molte altre variabili proprie del soggetto assuntore. Il Craving, parola americana di difficile traduzione, essenziale per comprendere la tossicomania e la dipendenza, craving è una via di mezzo tra dipendenza fisica e psichica e potrebbe essere tradotto come “l’irresistibile voglia di….” che costringe il soggetto dipendente a reiterare l’assunzione della sostanza divenuta suo oggetto d’amore.

Craving – condizionamento, chi è drogato è diverso da chi non si è mai drogato (questo non significa che è obbligato a drogarsi tutta la vita) è come una persona vaccinata rispetto a una non vaccinata. Chi si è drogato ha sviluppato dei pattern ascendenti del sistema nervoso, ha create cioè delle “autostrade neuroniche” legate alla sostanza che non esistono in chi non ha mai usato.
A lui basterà quindi poco per tornare a drogarsi tutto ciò è legato al meccanismo del condizionamento (vedi esperimenti fisiologo russo Pavlov…), il termine craving mette in crisi la distinzione tra dipendenza fisica e psichica, stimoli che per un soggetto normale sono insignificanti per un drogato sono sufficienti a scatenare il desiderio di riassumere droghe. Il rapporto con la sostanza cambia in funzione del tempo è una storia d’amore che mediamente dura 12 anni (con ovvie eccezioni), si può dividere questo rapporto con la sostanza in tre fasi

  1. 
La cosiddetta LUNA DI MIELE innamoramento con la sostanza;
  2. Fase dell’AMBIVALENZA amore-odio dove gli aspetti negativi tendono ad essere in aumento;
  3. 
Fase della CRISI, odio dell’eroina questo è il preludio della possibile guarigione.

ALCUNI ASPETTI DELLA TERAPIA

La terapia ha il compito di sostenere il soggetto nell’attesa di arrivare a sospendere l’uso, per molto tempo si è pensato alla terapia come disintossicazione, intesa come superamento della dipendenza fisica, mentre questo è soltanto un episodio e neanche il più significativo, che può ripetersi decine di volte nella vita di un tossicodipendente. Terapia: concetto complesso – lungo percorso con alti e bassi, insieme di strategie per giungere al superamento definitivo della dipendenza -la terapia è un lungo cammino che il tossicomane e chi lo aiuta devono percorrere assieme. Un intervento terapeutico deve porsi come obbiettivo primario la sopravvivenza del soggetto.

La terapia non deve avere la pretesa di essere risolutiva né cadere in un delirio di onnipotenza con la convinzione di ottenere tutto e subito riproducendo proprio gli effetti delle sostanze che tutto e subito sembrano concedere. Il secondo obbiettivo è quello di prevenire l’irreversibilità di una condizione patologica secondaria alla droga. Terzo obbiettivo, catalizzare la riscoperta di alternative intendendo per alternative tutto ciò che non è legato alla droga (un amore un lavoro un interesse).
Per fare terapia occorre privilegiare un intervento a rete, costituire cioè una serie di occasioni terapeutiche diversificate sia per modalità operative sia per collocazione topografica o istituzionale, integrate e collegate tra loro in grado dl dare una risposta immediata anche se parziale, a ciascun tossicomane. Chi si occupa di tossicodipendenti deve avere una visione globale, no ad una visione fatalista e nemmeno punitiva, la droga non è il peggiore dei mali qualcosa si può sempre fare.
I Servizi sono in una posizione di attesa, ed il loro slogan è “se vuoi puoi”, Il fatto è che il tossicodipendente non può volere perché questo è sotteso alla dipendenza tipica della sua patologia, nella richiesta di aiuto c’è una frustrazione, l’attesa è selettiva, molti non sono in grado di elaborare una richiesta di aiuto.

I Servizi non devono avere una visione selettiva ma usare una strategia della ricerca attiva andando incontro a quelli che non sono in grado di farsi aiutare. Per concludere la terapia deve essere sempre considerata un fatto collettivo e nessuno deve avere la presunzione di poterla intraprendere da solo, pena l’insuccesso; il buon terapeuta deve avere molte qualità (amare il proprio lavoro …disponibilità e non complicità equilibrio… capace dl forti empatie.. calmo. … concreto… pragmatico.. ecc…) difficili da trovare in un unica persona.

E’ quindi il gruppo dei terapeuti nel senso più alto del termine che nel suo insieme deve tendere ad avere queste caratteristiche, la formazione le conoscenze e le competenze sono importanti ma soprattutto la vera competenza con i tossicomani si ottiene con la pratica.

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