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Un impegno per tutti: trattarli come fossero malati

Da: “Il Messaggero” di sabato 5 gennaio 2002
di MASSIMO BARRA

Avere un tossicomane in casa è sempre una tragedia che coinvolge tutta la famiglia. Le continue richieste di denaro, le bugie, la minacce, la violenza, la capacità di strumentalizzare tutto e tutti per raggiungere, costi quel che costi, la sostanza di cui si ha bisogno per sedare un’angoscia insopportabile: sono tutte tappe di una quotidiana via crucis che chi ha un figlio drogato ben conosce. Ciò premesso, non è lecito fare di tutta l’erba un fascio e dividere in modo manicheo torti e ragioni. Conosco drogati gentili e miti, incapaci di fare del male ad alcuno.

Conosco anche genitori che forse malconsigliati, si sono trasformati in aguzzini per obbligare i figli a “guarire”. E troppi ancora ritengono che cacciarli di casa, denunciarli ai carabinieri, non dargli più da mangiare, fargli “toccare il fondo” sia il modo migliore di agire, senza pensare a quanti dal fondo in cui erano stati spinti sono passati direttamente al cimitero. La violenza chiama sempre violenza, e non fa bene a nessuno.

E’ violenza titolare a 9 colonne sul metodo capace di sdrogare in 24 ore; è violenza chiudere i Sert i giorni di festa e la notte; è violenza far credere che ci siano scorciatoie e ricette miracolistiche valide per tutti; è violenza anche la strumentalizzazione politica che utilizza per fini di parte le sofferenze dei più vulnerabili. Curare i drogati non è di destra né di sinistra ma un impegno in cui tutti possono e debbono dare il loro contributo, rispettando le persone dipendenti per quello che sono: ammalati che, come tutti gli ammalati, hanno bisogno di aiuto e di cure. Chi si cura è meno pericoloso per sé e per gli altri di chi non si cura: per questo è interesse dello Stato conoscere tutti i drogati, andando anche a cercarli nei luoghi dove si consuma la loro quotidiana odissea.

Se è giusto potenziare le comunità terapeutiche, l’esperienza dei centri a bassa soglia, delle unità di strada e delle terapie farmacologiche è indispensabile per abbassare il livello di violenza in una città come Roma. Molto si è fatto in Italia ma molto resta ancora da fare: come sperimentare la terapia di eroina su quei 500 o 1.000 dei 30.000 tossicomani romani che sono incapaci di fare altro se non drogarsi e delinquere; ma anche rendere possibile il ricovero coatto in ambiente idoneo per brevi periodi per quanti sono così assatanati da non essere in grado, temporaneamente, di intendere e di volere.

Massimo Barra
Direttore della fondazione Villa Maraini

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