Servizi

Prefazione

Da: “Il complesso di Abramo” di Enrico Girmenia – Armando Editore Anno 2013
Massimo Barra Commissario Permanente della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

La dimensione psicologica della guerra rappresenta uno degli aspetti che maggiormente hanno influito sulla dinamica degli eventi bellici e, quindi, sulla Storia dell’uomo: per tale ragione essa ha sempre attirato l’attenzione di responsabili politici, capi militari ed accademici. Fino al XIX secolo le conoscenze acquisite sul tema appaiono ruotare intorno all’atteggiamento mentale del combattente ed alle possibilità di migliorare le sue motivazioni e – soprattutto – le sue performance, utilizzando leve sia materiali sia etico-morali.

Anche sul piano tattico è poi rilevabile, sin dall’antichità, la ricerca di soluzioni che possono ingenerare nel nemico situazioni psicologiche sfavorevoli, indipendentemente dai rapporti di forza sul campo. Tutte queste conoscenze erano normalmente ricondotte al concetto di “morale della truppa”, la cui cura era affidata ai quadri militari.

Lo studio della dimensione psicologica della guerra arriva ad un punto di svolta nel secolo scorso, fondamentalmente per un triplice ordine di ragioni: – innanzitutto l’affermazione di nuove forme di guerra (“guerra totale”, come la Seconda Guerra Mondiale ovvero conflitti con, o tra, entità non statuali, come quelli che hanno accompagnato la disgregazione della Jugoslavia negli anni ’90 e che oggi rappresentano la quasi totalità dei conflitti armati nel mondo) nelle quali lo scontro diretto in campo aperto è affiancato dall’uso di armi non convenzionali oppure dall’adozione di forme di guerriglia o di attività terroristiche che comportano l’apertura di veri e propri “fronti interni”; – poi la crescente disponibilità di mezzi di comunicazione di massa di facile accesso, come per esempio la radio – chi non ricorda le trasmissioni di “Radio Londra”? – o ancora la televisione e, specie negli ultimi anni, la rete; – da ultimo, il progressivo svilupparsi delle scienze che studiano le componenti dell’agire umano, specie quelle legate ai livelli sub-corticali ed istintuali del sistema nervoso centrale.

Si è innalzato il “costo umano” della guerra, non solo in termini di morti e feriti, ma si sono enormemente amplificate le “lesioni psicologiche” che rappresentano un vero e proprio problema per molte società che hanno dovuto affrontare lunghi e sanguinosi conflitti. Basti pensare a come l’asprezza del conflitto in Vietnam abbia segnato la coscienza dei reduci, così come della società civile, contribuendo non poco alle condotte socialmente devianti ed alla contestazione dell’ordine precostituito che caratterizzarono la società statunitense tra gli anni ’60 e ’70. Di fronte a tutto questo la civiltà umana non sembra ancora aver preso coscienza del problema elaborando i necessari anticorpi.

E, d’altro canto, come ci ricordano le Convenzioni di Ginevra, evitare mali superflui o sofferenze inutili per i civili e gli stessi combattenti rimane uno degli obiettivi più alti che l’umanità intera si deve porre. L’opera di Enrico Girmenia, sotto questo profilo, mi sembra illuminante perché bene evidenzia quell’alternanza tra razionalità e profondi istinti distruttivi che ha finora caratterizzato la Storia dell’uomo e che oggi ripropone lo “scontro di civiltà” quale fattore scatenante dei conflitti bellici.

Inteso ora come “lotta all’infedele”, ora come affermazione ed esportazione di principi democratici, lo “scontro di civiltà” è un aspetto che risulta universalmente strumentalizzato per motivare soldati, terroristi o kamikaze, ovvero per ingenerare timori nelle popolazioni, sollevare masse e condizionare l’opinione pubblica.

La lettura di quest’opera rappresenta un passo importante verso la consapevolezza del carattere difficilmente controllabile degli effetti della guerra e sembra provare come ancora oggi il comportamento umano sia fortemente venato da irrazionalità ed illogicità. I progressi della scienza e della tecnologia sono sconvolgenti e ci danno quasi un senso di vertigine, ma quando suona la campana della guerra l’uomo torna ad essere la bestia feroce di sempre. Tutti noi, ed in particolare i medici e gli attivisti del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, dobbiamo inserire le attività per la umana coesistenza e contro la guerra al primo posto della nostra agenda.

,