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Massimo Barra, l’allineato: “Io rispetto le leggi…”

Da: “l’Unità” Roma 2 luglio 2008
Il presidente della Croce Rossa ha fatto sapere che la sua organizzazione si recherà nei campi per fare quanto chiesto

«Tutti i migranti, anche quelli irregolari hanno diritto ad un’assistenza e ad un’accoglienza. Le società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa devono essere in prima fila nella lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione promuovendo in merito anche nuove norme internazionali». Questo era il Massimo Barra pensiero: accoglienza, solidarietà, aiuto. Ma allora perché il presidente della Croce Rossa difende il governo – e anzi si mette in prima fila – quando propone di prendere le impronte ai bambini Rom? Non si spiega. Anzi, lui la spiega così: «Perché, prendere le impronte digitali a chi entra negli Usa va bene, ma qui in casa nostra no?». Pur di non dire «no» ai ministri di Berlusconi Massimo Barra ha sfidato anche il prefetto Mosca.

Lui dice che se sarà fatto il censimento dei campi nomadi non lascerà che prendano le impronte ai bambini? Massimo Barra replica: «Come Croce Rossa applicheremo le leggi. Noi siamo una sorta di intermediari neutri nelle emergenze. Noi andiamo nei campi rom, scevri di pregiudizi e con un orientamento non discriminate, assolutamente contrario all’emarginazione, all’intolleranza e alla xenofobia». Il doppio volto di Massimo Barra. L’uomo che ha salvato centinaia di vite fondando una comunità terapeutica tra le più attive, quella di Villa Maraini a Roma. E l’uomo che qualche volta chiude un occhio con fare molto diplomatico. Come quando la destra propose di affidare la gestione di un carcere per tossicodipendenti alla comunità di San Patrignano.

Lui, che certo non crede nel carcere come soluzione, rispose accomodante: «Nessun pregiudizio ideologico. Tutto ciò che può servire ad attenuare la condizione disumana del carcere è benvenuto perché il carcere è un luogo di abiezione e violenza, è una palestra di violenza, è uno dei grandi problemi dell’umanità». Quindi? «Quindi nessun pregiudizio ideologico che impedisca la gestione a privati di un carcere. Saranno i contenuti a dirci se l’esperimento sarà positivo o negativo: se prevarranno i contenuti terapeutici o quelli, di sopraffazione e i di potere, tipici dell’istituzione carceraria».

Antiproibizionista ma uomo vicino ad Alleanza Nazionale. In prima fila per la lotta alla droga, ma fautore dell’equiparazione delle strutture private ai Sert. Quando il Cartello delle Comunità terapeutiche decise di disertare la Conferenza nazionale perché contro il proibizionismo della Fini-Giovanardi, lui fu tra i pochi ad essere presente. Eppure, mentre la destra gridava allo scandalo quando il ministro Ferrero propose le famose «stanze del buco», stanze dove drogarsi in sicurezza e già sperimentate in Germania, in Svizzera e in Spagna, Barra scelse la corrente opposta: «Meglio le stanze del buco, che morire per strada».

Adesso, ad esempio, il suo più grande progetto in materia di droga, è quello di utilizzare l’oppio afghano per produrre farmaci contro il dolore. «Studi di fattibilità – spiega – dimostrano che è possibile costruire un’industria afghana autorizzata dell’oppio per fronteggiare, soprattutto nei paesi poveri, la domanda internazionale di farmaci per le terapie del dolore.

È possibile offrire ai contadini lo stesso prezzo che ricavano oggi dai trafficanti. Sostituire l’oppio con altre colture, invece, mi ricorda tanto il bambino di Sant’Agostino che voleva svuotare il mare con il secchiello». Quando venne eletto mise all’ordine del giorno – oltre all’impegno nelle missioni umanitarie – tre progetti: la gestione dei Cpt, presenza nelle carceri, gestione dei campi nomadi con presidi e postazioni fisse della Croe Rossa. Ecco, dopo il censimento si vedrà.

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