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I drogati e i furbi

Da: “Paese Sera” martedì 9 Marzo 1993

Io a San Patrignano non c’ero se e quando è avvenuto ciò che hanno battuto le agenzie. Non posso quindi né voglio dare giudizi. So però che anche nel mondo della droga violenza chiama violenza e che non è di violenza che hanno bisogno i tossicomani, ma di accoglienza, di ascolto e di disponibilità. Di violenza ce n’é già troppa nel mondo della droga perché ne sia tollerato l’ingresso anche nel mondo della terapia.

Non parlo necessariamente di coercizioni o di percosse. Ci sono altre forme di violenza che spesso fanno più male. Obbligare il drogato ad adattarsi alla terapia, anziché adattare la terapia al drogato; dare giudizi apodittici e che non tollerano contraddizioni o confronti sulla opportunità di “punire i drogati”; considerare le comunità terapeutiche come unica possibilità di intervento; disprezzare il metadone e tutte le terapie farmacologiche; pretendere dal drogato tutto e subito, disponibilità ed obbedienza; cacciarlo di casa se non va nell’oasi salvifica o semplicemente se non accetta di curarsi secondo i pregiudizi di guaritori e di santoni, amplificati da certi politici che sulla linea dura verso il tossicomane hanno cercato, e non trovato, consensi elettorali. Sono queste tutte forme di violenza che creano un clima di insofferenza e di intolleranza verso il tossico che può sfociare, sempre per un falso sentimento di far bene, anche nella legge della giungla e delle percosse.

In questo senso chi ha trasformato la discussione sulla legge sulla droga in una rissa tra opposti estremismi ha favorito quella pseudocultura in cui affondano le radici i fessi o i furbi di turno che pensano di curare i drogati incatenandoli o riempendoli di botte. Curare un drogato è invece un lungo cammino da percorrere insieme, in cui non esistono scorciatoie o cortocircuiti, in cui libertà e pressione psicologica debbono alternarsi a seconda delle capacità di reazione del soggetto che vanno sempre valutate caso per caso. Curare un drogato è attività delicata e difficile, da affidare a persone sensibili ben selezionate, culturalmente e moralmente preparate. Curare un drogato, soprattutto, è attivitˆ da fare nell’assoluto rispetto di chi della droga è attore e comparsa, soggetto e oggetto, protagonista e comprimario.

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