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Esperienza della comunità Villa Maraini nell’assistenza ai TD attivi

Da: “Read files” Resistenza e Adesione alle terapie nella cura dell’Aids Anno 8 Ottobre 2007 – Trimestrale di aggiornamento medico – Numero 3
Massimo Barra Presidente Nazionale della C.R.I. Fondatore di Villa Maraini

Un funerale nella chiesa di Santa Maria in Trastevere con il discorso funebre pronunciato da chi sapeva che il prossimo morto sarebbe stato lui. Così a Villa Maraini ci siamo confrontati con la realtà di quella strana malattia a noi sconosciuta che mieteva tante vittime tra i tossicomani. Dopo alcuni anni di disperazione per la nostra impotenza, sarebbe venuta la svolta con la Conferenza di Vancouver in cui si iniziò a parlare di carica virale e di triterapia.

Abbiamo visto così gente in carrozzella che aspettava la morte tornare a lavorare per verniciare le stanze di Villa Maraini. Non abbiamo mai creduto che i tossicomani fossero incoscienti incapaci di modificare i propri comportamenti a rischio, così come non abbiamo mai creduto che i malati dei Paesi poveri non sarebbero stati capaci di adeguata compliance ai trattamenti: Io pensavano e lo dicevano tanti esperti, in questo modo aumentando la discriminazione e la stigmatizzazione di chi, secondo i benpensanti, “in fondo se lo era cercato”. Così il 25 marzo 1992 iniziammo a scendere in strada con i camper per incontrare chi era così patologico e invischiato nel dramma della sua dipendenza da non essere nemmeno in grado di elaborare una richiesta di aiuto.

Per strada abbiamo incontrato oltre 20.000 tossicomani, distribuendo siringhe pulite, ritirando quelle usate (in percentuale sempre crescente, arrivando ad un riporto del 60%, che è un record per questo tipo di impegno), salvando più di 1.500 persone dall’overdose, distribuendo fiale di Narcan e preservativi, buoni consigli e raccomandazioni, e soprattutto umanizzando con là condivisione, la presenza o anche il silenzio, un contesto che di umano aveva poco. Trovando anche alleati che, una volta “convertiti” diventavano formidabili agenti di peer-education, i nostri veri “agenti all’Avana”, inventando giorno dopo giorno la nuova professione del “mediatore culturale” senza il quale è impensabile penetrare gruppi fortemente marginalizzati o perché patologici o anche solo perché discriminati.

La critica diminuzione della percentuale dei tossicomani divenuti sieropositivi dimostra che la strategia ha pagato, a dispetto di quanti pensavano, e tuttora pensano, per pregiudizio dogmatico, che distribuire siringhe aumentasse il numero dei tossici. È invece sin troppo evidente che non è il possesso di una siringa che crea un nuovo tossicomane e che è proprio la loro mancanza che ha obbligato i tossici ad usare siringhe contaminate, diffondendo così il contagio.

Molti dei contattati in strada sono poi venuti a Villa Maraini per iniziare un percorso terapeutico.
Anche qui parliamo di migliaia di casi che si sono sottoposti a trattamenti metadonici che rappresentano un altro modo performante per prevenire il contagio da HIV ed il modo migliore (l’unico?) per cambiare radicalmente in meglio da un giorno all’altro la qualità della vita di un tossicomane. Nonostante l’insensibilità delle autorità, la mancanza di finanziamenti, la precarietà costante che da 31 anni accompagna il nostro lavoro, siamo orgogliosi di essere l’unico centro antidroga in Italia veramente aperto 24 ore su 24 per tutti i tossicomani, non solo quelli capaci di chiedere aiuto ma anche quelli brutti, sporchi e cattivi che ancora amano le sostanze dì un amore così folle da non consentire relazioni mediate.

Siamo anche orgogliosi di aver scritto una “storia di successo” nella prevenzione dell’AIDS e nell’accompagnamento dalla disperazione alla speranza di quanti già avevano contratto l’HIV o, cosa non meno grave che proprio in questi anni sta presentando il conto a molti vecchi tossicomani, i virus dell’epatite.

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