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Eroina di Stato. Ha ragione la Svizzera?

Da: “Paese Sera” Venerdì 15 maggio 1992
‘Per me è un colpo sparato nel vuoto’, di Massimo Barra

Piove sul bagnato. Dare l’eroina agli eroinomani è come annaffiare con le autobotti un territorio alluvionato. Perché il problema fondamentale di chi assume eroina non è né la madre né il padre, né il lavoro né la disoccupazione, né il prezzo elevato né il delinquere. Ciò che fa stare male l’eroinomane è l’eroina. E’ l’eroina la causa della dipendenza. E’ l’eroina che modifica oggettivamente il cervello di chi la prende, provocando una fame di droga che solo l’eroina o un suo parente stretto come la morfina possono saziare. E più se ne prende, più ne serve, nella spirale senza fine dell’assuefazione in cui la dose capace di far godere come la prima volta diventa sempre più elevata fino a rischiare pericolosamente di coincidere con l’overdose mortale.

Arriveranno a questo negli ambulatori elvetici, o si limiteranno all’antipasto, lasciando poi i loro clienti sbattersi in piazza per procurarsi il resto? Questa Svizzera non è nemmeno un’idea originale: in Inghilterra è stato sempre possibile ad alcuni medici selezionati prescrivere eroina ai propri pazienti tossicomani, ma la prassi è andata progressivamente diminuendo in funzione dei risultati deludenti. In Italia non si sono mai consumati tanti oppiacei come quando, alcuni anni fa, un gruppo di medici disinvolti prese a prescrivere morfina ad eroinomani col risultato di peggiorarne di molto le condizioni, aumentandone assuefazione e dipendenza.

E morfina legale e eroina illegale hanno, per chi è drogato, le stesse differenze che può avere il Rosso Antico o il Bianco Sarti per chi è alcolizzato, un problema di gradi e di gusto e niente più, del tutto secondario per chi ha fame e sete di sostanze. Tutti drastici e radicali, poi, quando si parla di droga: da chi predica di risolvere tutto con l’amore in famiglia agli antiproibizionisti che si illudono di ridurre il danno proprio ricorrendo a ciò che il danno ha provocato.

Tra gli opposti estremisti, invece, cè una terza opzione, quella che giorno dopo giorno faticosamente prescelgono migliaia di ragazzi e operatori, convinti che la via della guarigione è lunga e difficile e non consente scorciatoie, passando attraverso una diminuzione del fascino dell’eroina e una riscoperta di alternative, ciò che è più probabile che avvenga col passare del tempo. L’ affrancamento dalla droga, quindi, come lungo cammino a tappe, dove c’è spazio per metadone e per psicoterapia, per comunità terapeutiche e per naltrexone, per svezzamenti e per mantenimenti, e dove è la terapia che deve adattarsi al paziente e non il contrario. Potenziare tutte queste occasioni di incontro e di alternativa, affidandole ad elementi esperti e preparati, è l’unica cosa saggia che si possa fare per aiutare chi sta nel fango ad uscirne fuori e non a ricacciarlo dentro sempre di più.’

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