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Cara signora salviamo Villa Maraini

Da: “L’Unità” di giovedì 16 gennaio 1997 – Roma.
LA LETTERA

Cara dottoressa Bruni, non avendo avuto il piacere di una risposta alle ultime tre lettere inviateLe, provo anche questo inusuale mezzo di comunicazione offerto da un giornale che Le dovrebbe essere familiare e cui noi siamo grati per l’attenzione con la quale da oltre 20 anni segue le battaglie terapeutiche di Villa Maraini.

Grazie alla omissione della Usl da Lei diretta noi siamo l’unico centro antidroga di rilevanza nazionale a non avere una convenzione in atto con la Usl di zona: ciò significa che, per vostra responsabilità, ci è precluso ogni rapporto anche con le altre Usl, e sono tante, che vorrebbero inviarci i loro tossicomani da curare. Così, sempre grazie a Voi, noi siamo vissuti sinora solo di contributi straordinari, e non abbiamo mai ricevuto, come gli altri centri antidroga, un contributo ordinario.

Ora abbiamo esaurito ogni fondo e non ci rimane altro che chiudere, cosa che faremo il 28 febbraio a meno di un miracolo. E gli oltre 1.100 tossicomani in cura? E i loro familiari? E quelli che strappiamo da morte certa con gli interventi dell’unità di emergenza? E le nostre porte aperte a tutti, senza soluzione, 24 ore al giorno? E la Stazione Termini con i suoi 200 sbandati a sera che teniamo sotto controllo e spesso avviamo in terapia? E la gente che viene da tutta Italia a prendere il Naltrexone, la pillola che se ti fai non senti l’effetto, per cui è inutile farsi? E il patrimonio di esperienza acquisita in 21 anni dai nostri 150 operatori, metà dei quali volontari? E la domanda pressante di intervento che nasce prepotentemente da un’opinione pubblica spaventata dall’enorme, devastante diffusione delle sostanze che danno dipendenza? La lotta alla droga è cosa troppo seria per poter tollerare l’ostilità, il disinteresse, le incertezze, i dubbi e i tempi morti delle burocrazie al potere.

Lei, dottoressa Bruni, da che parte sta?

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