Servizi

Tutte le facce del mio “no”. Legalizzare gli stupefacenti?

Da: “Il Delfino” gennaio 1989 – Roma.
La discussione sulle droghe libere o regolamentate è entrata negli uffici, nei bar e perfino negli spettacoli televisivi d’intrattenimento. Ma spesso, in quelle sedi, sfugge qualche elemento di giudizio. Il parere di Massimo Barra, medico di Villa Maraini e coordinatore del Servizio cittadino integrato antidroga (SCIA) del Comune di Roma.

A periodi fissi l’ipotesi di liberalizzazione o di regolamentazione della droga (come se oggi non fosse regolamentata!) torna agli onori della cronaca. Gradita tanto a sinistra quanto a destra, nel nome dell’anarcoide e disfattista libertà totale, o dell’assillante preoccupazione di salvaguardia dei propri patrimoni, è proposta destinata a crescere ulteriormente nell’ottica realistica e poco umanitaria dell’homo homini lupus. Mi sembra che quanti hanno a cuore anche il destino degli altri, abbiano almeno dieci motivi per essere contrari. Primo motivo. Droga è ogni sostanza estranea all’organismo e capace di modificarlo se assunta. E’ droga l’eroina, lo sono i farmaci, l’alcool, il tabacco, l’hashish. Ciò che varia da una sostanza all’altra è la forza, la capacità cioè di modificare.

Dire che l’hashish non è una droga è una corbelleria. Dirlo sui mass-media porta ad un aumento, pubblicitariamente indotto, del consumo della sostanza; non fra i saggi, cui procurerebbe un danno limitato, ma tra i deboli e i poveri di spirito, incapaci di discernere il bene dal male. Secondo. Poiché l’ideale di sopravvivenza consiste per l’organismo nel mantenimento dell’omeostasi, cioè della costanza dell’ambiente interno, il ricorso a qualunque tipo di droga comporta puntualmente un danno. Per questo la società si è sempre difesa dalle droghe, specie le più forti, rendendone difficile il reperimento: dalla ricetta medica, alla ricetta non ripetibile, all’illegalità della sostanza. Liberalizzare l’eroina comporterebbe, come logica conseguenza, l’abolizione di ogni ricetta medica e delle farmacie, non essendo pensabile il poter acquisire liberamente una droga pesante, avendo limitazioni per l’uso di sostanze più leggere. Comporterebbe anche, per il futuro, la rinuncia al controllo di qualunque tipo di nuova sostanza i trafficanti creassero, per quanto micidiale essa fosse, pena la ricomparsa del mercato nero.

Patate e caviale

Terzo motivo. Il consumo di qualunque sostanza appetibile è proporzionale alla facilità del suo reperimento. E il motivo per cui si mangiano più patate che caviale. Se il caviale costasse poco sarebbe consumato molto di più. Lo stesso vale per l’eroina. Quarto. I tossicomani da alcol sono molto più numerosi di quelli da eroina, perché è più facile reperire l’alcool, anche se fanno meno notizia perché non rubano né delinquono. Mettere l’eroina nei supermercati farebbe diventare gli eroinomani numerosi quanto gli alcolisti, con morti nell’ordine delle decine di migliaia l’anno, come avviene ora per i dipendenti da alcool.

Diminuendo peraltro gli attentati ai patrimoni altrui, il fenomeno verrebbe normalizzato. E’ questo l’obiettivo dei non proibizionisti? Quinto. Lo stimolo più importante che aiuta gli eroinomani a smettere consiste nella pena crescente provata nel procurarsi le dosi ad un costo esistenziale – oltre che economico – che diventa insostenibile ed intollerabile. L’eroinomane guarisce quando gli aspetti negativi della sua dipendenza superano quelli positivi. Con la liberalizzazione selvaggia ciò non avverrebbe più. Sesto. Una liberalizzazione parziale è già avvenuta in Italia quando un elevato numero di medici non competenti ha iniziato a prescrivere morfina in grandi quantità. Il risultato è stato il netto aumento del consumo assoluto di droga, la conferma cioè che un prodotto appetibile è più consumato se è più reperibile.

Proposta aristocratica

Settimo motivo. E’ tutto da dimostrare che la grande criminalità dello spaccio, una volta liberalizzata ogni droga, si convertirebbe ad opere di bene. Ottavo. Se il distribuire droga è oggettivamente riprovevole, perché favorisce il consumo di prodotti che fanno male, il cambiare venditore, rendendolo pubblico da privato che era, non modifica di nulla l’immoralità del fatto. Poco importa, allora, se il guadagno sulla sofferenza altrui affluisca alle casse dello Stato, anziché a quelle della mafia. Nono. Le droghe al supermercato è proposta aristocratica ed antipopolare, fatta apposta per una società di saggi, capaci di astenersi da tutto ciò che è male, non per una umanità in cui hanno diritto di vita anche gli autolesivi, i poveri di spirito e i deboli, che vanno aiutati a vivere decentemente e non condannati ad annientarsi per non infastidire i saggi. Infine, decimo. La liberalizzazione obbedisce alla logica della Rupe Tarpea, dalla quale gli antichi romani gettavano i malformi. Si ammazzino pure. Ma senza coinvolgerci.

,