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Silenzio dorato

Non è assolutamente vero che tutti i messaggi contro la droga abbiano una loro efficacia. Spaventare o, peggio, terrorizzare porta invece a un risultato diametralmente opposto di Massimo Barra Responsabile Commissione Tossicodipendenze Croce Rossa Internazionale Da: “Doctor” dicembre 1990 Leggo su di un settimanale italiano tra i più diffusi “La tossicodipendenza, cioè lo stato di intossicazione cronica provocato dal ripetuto consumo di una droga (eroina, cocaina, marijuana, hashish, amfetamine ecc.), ha conseguenze drammaticamente distruttive: si va da una lunga serie di malattie tali da debilitare completamente l’organismo alla morte …

La morte sopraggiunge entro 10 anni, se non ci si riesce a disintossicare”. Segue un’accurata descrizione di tutte le malattie che colpirebbero i drogati, divise a seconda delle funzioni o degli apparati. Da tempo non mi succedeva di trovare un tale condensato di stupidaggini, del tipo di quelle che andavano di moda venti anni fa, quando quasi nessuno in Italia era al corrente dei problemi determinati dalle droghe per scarsa diffusione delle stesse. Parlare allo stesso modo e nello stesso calderone di hashish e marijuana o di cocaina e eroina, rappresenta una disinformazione grande e inaccettabile, per le attuali conoscenze, come quella di chi volesse trattare allo stesso modo una bronchitella o un cancro del polmone, solo perché sono entrambe malattie dell’apparato respiratorio, o confondesse le emorroidi con un tumore del retto.

Quanto alla “morte obbligata in 10 anni, se non ci si riesce a disintossicare” la redattrice è riuscita in una sola riga a condensare diverse inesattezze: ci sono migliaia di persone nel nostro Paese che si drogano per più di 10 anni e non sono morte, ed ognuno di loro si sarà disintossicata almeno cento volte, ma per altrettante volte avrà ricominciato a drogarsi, essendo abbastanza facile smettere per un po’ di tempo di assumere droga, cioè disintossicarsi, ma non altrettanto facile evitare di ricominciare.

In ogni caso, e contrariamente all’opinione dei più, il passare del tempo non è un fattore nocivo per le speranze di guarigione ed è anzi più facile che smetta un vecchio tossicomane con più di 10 anni di droga sulle spalle che un ragazzetto nei primi anni di assunzione, essendo il primo nella fase dell’odio per la droga ed il secondo in quella, precoce, dell’amore folle della “luna di miele” con le sostanze. Conosco tanti ragazzi che, anziché morire, dopo 10 anni hanno smesso!

E’ probabile che la giornalista che ha firmato l’articolo abbia agito a fin di bene, convinta che il terrorismo psicologico che fa di tutte le erbe un fascio rappresenti una valida arma di prevenzione. In questo caso la giornalista troverà ampi consensi in quelle mamme che, giustamente terrorizzate all’ipotesi che i loro figli possano diventare tossicomani, non trovano nulla di meglio, come strategia preventiva, che raccontare la storiella della caramella drogata che gli spacciatori andrebbero a distribuire davanti alle scuole per avviare i pargoletti al mondo della droga. In tanti anni di frequentazione assidua e quotidiana del mondo della droga, credo di averne viste veramente di tutti i colori, con drogati e spacciatori diabolicamente “posseduti” o impegnati allo spasimo per cercare di trovare la droga.

Mai mi sono capitate tra le mani le “caramelle”, che non so bene poi quale droga dovrebbero contenere, posto che i derivati della canapa indiana come l’hashish si fumano, l’eroina e la cocaina si bucano o si tirano per naso, forse le amfetamine o le ecstasy, ma i ragazzetti che le consumano in discoteca non hanno certo bisogno di crederle degli innocui bon-bon!

TERRORIZZARE NON AIUTA

Spaventare, terrorizzare ad ogni costo e senza andare troppo per il sottile, cioè fino al punto di dire anche cose false purché in linea con il messaggio voluto, sono state per anni le principali strategie preventive, ed anche oggi in molti ambienti ed in molte parti del mondo gli uomini di buona volontà che non sanno nulla di droga ma vogliono contribuire a combattere il flagello pensano che la strategia del terrore sia quella vincente. Di qui manifesti, filmini, messaggi publlicitari sui giornali e chi più ne ha più ne metta. Anche molti medici od operatori dei servizi antidroga, di fronte ad un paziente tossicomane, usano enfatizzarne ed amplificarne i sintomi, con la segreta spera
nza che lo spavento così indotto rappresenti una efficace strategia per la prevenzione delle ricadute: (“Se continui a bucarti, non vivrai più di un anno!”) con il rischio di ottenere a risposta o una assuefatta indifferenza o al contrario, di provocare un panico cui la droga, nuovamente assunta, faccia da unico sollievo.

In ogni caso il contrario di ciò che, in perfetta buona fede, ci si era proposti. Allo stesso modo il ragazzo, terrorizzato da informazioni non vere, quando si accorgerà che con l’hashish non si muore, perderà ogni fiducia in qualunque altra parte, anche veritiera, del messaggio che voleva essere preventivo e non lo è stato, con effetti che possono diventare anche molto pericolosi. A parziale emendamento del terrorismo indiscriminato, la maggioranza della pubblica opinione e dei governanti ritiene che “l’informazione scientificamente corretta” rappresenti l’unica arma preventiva.

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