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Processo a rovescio

Il rapporto che nasce è più autentico. Il problema della terapia si divide dunque in due fasi: nella prima, possiamo solo contenere, evitare l’irreparabile; nella seconda, prospettare un ventaglio di iniziative per riorganizzare la giornata del tossicomane, per reinserirlo. Che vuoi dire, poi, reinserimento? A forza di parlare, le parole diventano slogan e perdono il loro significato. Vuol dire trovare un’alternativa esistenziale, qualcosa per cui valga la pena di vivere, indipendentemente dall’eroina. E questo non è il fatto di un ambulatorio, di un rapporto dì un giorno; è un qualcosa che si protrae nel tempo, con le ricadute, le frustrazioni, gli insuccessi.
Il metadone, di cui tanto sì é discusso, non è una cura della tossicomania, ma uno strumento, uno dei tanti a disposizione, e che non va esaltato né depresso per motivazioni ideologiche, perché qui di ideologico c’é molto poco. Il metadone, a condizione di saperlo usare, ha qualche vantaggio rispetto all’eroina: il primo è che dura 24 ore anziché 6, e quindi si può somministrare una volta al giorno anziché quattro; il secondo è che dà poca assuefazione, intendendo per assuefazione il processo per cui l’organismo si abitua ad una certa sostanza dovendo aumentare le dosi per mantenere costante leffetto.

Anche se poi lo stesso metadone induce una forte dipendenza, cioè la sua mancanza sviluppa una sindrome da astinenza più prolungata di quella dell’eroina, tanto che si dice che la rota da metadone è la più dura che si possa sperimentare. Quando poi si parla di metadone, non si parla di una realtà omogenea, perché si possono intendere tante cose. Molte volte la polemica verte sul mantenimento metadonico, che è un concetto completamente diverso dalla cosiddetta disintossicazione col metadone.

A questo proposito, le Regioni, chiamate dalla legge nazionale e, ulteriormente, dai decreti ministeriali dello scorso anno a regolamentare la distribuzione del farmaco, si orientano in modi tra loro diversi, talora opposti. Per esempio, mentre fornire metadone in Toscana è segno di essere progressisti, fornirlo nel Lazio è sintomo di essere reazionari. Il problema non va affrontato in termini ideologici o di appartenenza a questa o a quella parrocchia. Bisogna affidarsi all’esperienza di chi, avendo trattato l’argomento, ha acquisito, non fosse altro che per riflesso della sensibilità e dell’esperienza dei ragazzi, la capacità di consigliare un intervento terapeutico secondo il ragazzo e il momento. Il resto è dogma.

E quando qualcuno verrà a farvi discorsi dogmatici nel campo della droga, vuoi dire che non ha mai visto un tossicomane. Tutti coloro che proclameranno “la cosa è così e basta”, “il metadone si deve usare” o “non si deve usare”, “serve solo la comunità terapeutica” o “la comunità non serve a niente” significa che non hanno mai conosciuto da vicino un tossicomane. Allora proponiamo una serie di interventi che servano, in un primo momento, a tamponare la situazione, e in un secondo momento, a ricostruire la giornata del tossicomane, in modo da evitare gli aspetti più distruttivi dell’eroina. Cosa vuol dire guarire? Che non ci si buca più? Ma se una persona quando non si buca sta peggio ed è più emarginata di prima, tanto vale che continui a bucarsi o a intraprendere la terapia sostitutiva.

Nel concetto di guarigione, noi non abbiamo un parametro da privilegiare, altrimenti facciamo il gioco del tossicomane, cioè focalizziamo tutto sul sintomo: l’atto del bucarsi; mentre, in realtà il problema è ben più vasto. Cosa vuol dire guarigione? Se un ragazzo che prima si bucava, spacciava, scippava, faceva gli impicci, e poi man mano, passando il tempo, si crea una famiglia, ha figli, non vende più, comincia a fare qualche lavoretto, e si buca una volta al mese: questi è guarito? Probabilmente no, però sicuramente sta meglio. Ed è a questo che noi dobbiamo tendere. E se c’é chi, guadagnando 300 mila lire in un mese, decide di spenderne per l’eroina solo 150, è un passo avanti, di fronte al quale non si può storcere il naso, in nome di una purezza d’intervento che in realtà non esiste. E’ già un risultato. E tutto quello che può concorrere a questo risultato, sia benedetto.

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