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Prevenzione?

ROMA Novembre 1988

C’è conflitto evidente tra opinione pubblica e addetti ai lavori sul tema della cosiddetta “prevenzione” della droga. La gente reclama a voce alta che si faccia comunque “qualcosa”, che si informi e si parli di droga, che si spaventino i giovani, nella convinzione dell’effetto vincente di messaggi del tipo: “non fare questo perchè fa male…”.

A parte il fatto che se l’uomo non facesse ciò che fa male non ci sarebbero più guerre, né azioni violente ed anche i trafficanti legali di armi non se la passerebbero bene, un messaggio così normalmente banale non sembra giocare alcun ruolo preventivo: l’atto del drogarsi non attiene infatti alla sfera del logico e del razionale, ma a quella, molto più complessa e determinante, dell’irrazionale, incosciente ed emotivo. Su questo c’è accordo tra gli esperti: campagne indiscriminate effettuate sulla spinta delle buone volontà o di altri interessi “particolari” sono controproducenti ed è meglio allora la non-azione.

Un recente studio del Comune di Roma “Comunicazione dissuasiva” ha mostrato che quasi tutti i manifesti antidroga a livello subliminale inviano messaggi opposti a quelli desiderati, anche perché è una contraddizione in termini fare propaganda ad un non-uso con gli stessi mezzi pubblicitari con cui abitualmente si stimola un consumo.

Se ci convincessimo che i filmini, i manifesti e gli audiovisivi che parlano di droga ottengono effetti positivi solo per chi li produce, per chi li finanzia, per chi si fa bello dell’iniziativa e finge un suo impegno sociale, per i “normali” che si rafforzano nella certezza di essere migliori degli “altri”, e per gli spacciatori che ottengono sempre un qualcosa all’insegna del “parlatene male purché ne parliate “; se ci convincessimo che la prevenzione dell’uso di droga è una cosa troppo seria ed importante che concerne tutti e non può essere delegata agli “esperti”,faremmo un bel passo avanti verso una migliore e più adeguata comprensione del fenomeno.

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