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Parliamo di droga

Da: “Agescuola” Periodico mensile Anno III – aprile 1980
di Massimo Barra: Responsabile delle Comunità Terapeutica “Villa Maraini” della C.R.I. di Roma

Con sempre maggiore frequenza si sente parlare di droga. Tutti si ritengono autorizzati a dire la loro, allarmando o ridimensionando, condannando o giustificando, dalle più svariate tribune, televisione, giornali, salotti. Non tutti, però, danno al termine droga lo stesso significato. Per molti, droga è solo l’insieme di sostanze che ci permettono di definire “tout court” con un aggettivo usato generalmente in senso spregiativo, drogato, chi ne faccia più o meno regolare uso. Questo è un modo estremamente limitato di affrontare l’argomento e pecca di eccessiva generalizzazione e superficialità.

Più valido è rifarsi ai libri di farmacologia, dai quali apprendiamo che la droga è sinonimo di farmaco, cioè di qualunque sostanza capace di modificare l’organismo. Droga ha dunque un significato molto vasto, per cui s’impongono alcune distinzioni e classificazioni per comprendere meglio di che cosa si stia parlando. Senz’altro valida è la divisione tra droghe legali e illegali: le prime, ammesse dalla legge, le seconde, vendute esclusivamente al mercato nero. Droghe legali sarebbero tutte le medicine, l’alcol, il tabacco; mentre, dalla marijuhana all’eroina, tutte le sostanze che provocano effetti esclusivamente o, in gran parte, dannosi per l’organismo, verrebbero definite droghe illegali.

La distinzione è valida a condizione di essere ben interpretata, come del resto tutte le classificazioni. Soprattutto, non si tratta di pensare alle droghe legali come a qualcosa che faccia bene e solo bene, mentre quelle illegali farebbero male e solo male. Non si tratta quindi di passare dal mondo del bene a quello del male, ma di valutare serenamente il pro e il contro di ciascuna sostanza. Non tanto c’interessa la legalità o meno della droga, concetto anch’esso labile e fluttuante, a seconda delle circostanze, delle culture e dei tempi, quanto il grado di dipendenza che esse riescono a dare a chi ne faccia uso.

Scopriremmo così che molte droghe legali non hanno nulla da invidiare a quelle illegali, basti pensare all’alcol, che può dare una forma di tossicomania al pari della più dura fra le droghe illegali. La consapevolezza di ciò è stata adottata a pretesto da vaste frange di addetti ai lavori, non sempre e tutti in maniera disinteressata, per ridimensionare e sminuire l'”errore” dei consumatori di droghe illegali, arrivando a chiedere la liberalizzazione di talune sostanze. Nostro intento, pur partendo dalla stessa consapevolezza che le droghe illegali rappresentano solo la punta di un iceberg, è esattamente l’opposto; è quello, cioè, di mirare ad un contenimento anche delle droghe legali.

Da quanto sopra, emerge che un’eventuale azione preventiva, per essere valida, non può che affrontare l’argomento droga in modo globale, inserita cioè in un contesto di vera educazione sanitaria. Sì eviteranno così l’eccessiva focalizzazione e specificità del tema, che potrebbero rivelarsi insufficienti, anche se non controproducenti, e, in pari tempo, si potrà intraprendere un azione veramente precoce, già a partire dalla scuola elementare. In tale ambito, non ci si dovrà limitare a parlare delle droghe intese nella più diffusa accezione del termine, dicendo, ad es., che sono dannose, ciò che è ormai abbastanza scontato anche per un alunno delle elementari, ma occorrerà una più vasta azione educativa tendente a focalizzare con spirito critico anche comportamenti largamente diffusi addirittura pubblicizzati, in quanto dannosi in senso lato alla promozione e al mantenimento di uno stato di salute. Penso soprattutto ad un’azione tendente a mostrare come il ricorso a una droga, qualunque essa sia, rappresenti sempre un danno o una sconfitta per l’organismo, il cui ideale di sopravvivenza consiste nel poter mantenere la sua omeostasi, cioè la costanza della sua composizione, senza interventi estranei.

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