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Il MIDAS: una indimenticabile esperienza di “full immersion” nella Croce Rossa

Da: “Atti” del Settimo Congresso Nazionale dei Volontari Del Soccorso CRI – novembre 1989
Il congresso e la Convention pongono le basi del rinnovamento nella continuità della Croce Rossa

Quando si scriverà la storia della CRI nel dopoguerra, di come sia stato possibile che un ente parastatale giudicato da alcuni “ente inutile” si trasformasse nella più grande ed efficiente associazione volontaria del Paese, un posto d’onore spetterà a quanto è avvenuto all’Hotel Midas nel 1986 e nel 1989, con i congressi dei Volontari del Soccorso e, soprattutto, con le 2 “Conventions” che hanno anticipato le future Assemblee Generali della Croce Rossa Italiana. Gli atti di un Congresso, in genere, non li legge nessuno.

Chi c’era, perché non ne ha bisogno. Chi non c’era perché dagli atti non traspare quanto realmente è avvenuto, che trascende di molto l’insieme delle cose dette e che a freddo possono sembrare addirittura banali, per diventare un turbinio di emozioni e di passioni, vissute in una esperienza di “full immersion” non ripetibile né raccontabile agli assenti. Se abbiamo voluto questa pubblicazione, quindi, non è tanto per rileggere le cose dette o scritte al Midas, quanto per ricordare un metodo che rappresenta una pietra miliare nel faticoso e ahimè quanto lungo processo di ristrutturazione, o meglio di rifondazione della Croce Rossa Italiana.

Che la presa delle decisioni sulle priorità dell’Associazione spetta all’Assemblea Generale della Croce Rossa Italiana e non a Roma a Via Toscana; che l’Assemblea Generale è il vero centro ed il Parlamento della Croce Rossa, formato dai rappresentanti di tutti i Comitati, Sottocomitati e Delegazioni, liberamente eletti, che il livello esecutivo e quello deliberativo e legislativo devono rimanere divisi; che il centralismo burocratico non è funzionale né tollerabile; che oltre ai volontari la Croce Rossa ha bisogno di professionisti parimenti motivati e ben retribuiti, e non di “dipendenti” che è possibile che gente di diversissima estrazione e provenienza, ma accomunata dalla fede nella Croce Rossa, trovi subito il minimo denominatore che le consenta in poche ore di produrre una mole rilevante e significativa di lavoro e che questo metodo della libera discussione, del confronto e della democratica espressione del consenso debba valere per tutta l’Associazione, senza rendite di posizione o di tradizione, tanto più senza l’inquinamento di considerazioni partitiche. Tutto questo, e ancora di più, ha significato il Midas.

E tutto questo giustifica ampiamente anche certe asprezze polemiche e dialettiche che vanno lette come stimolo al dibattito nel contesto infuocato di un congresso e che, comunque, non impegnano la Componente. Al nuovo statuto, ormai maturo dopo l’ultradecennale periodo di avvento, il compito di sancire per legge quanto nei sentimenti della maggioranza dei soci attivi della CRI già da tempo e divenuto realtà.

Massimo BARRA
Ispettore Nazionale V.d.S. C.R.I.

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