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Droga: “corsi e ricorsi”

Da: “Doctor”: “L’Ariete Edizioni”, articolo del Dottor Massimo Barra del 1991 – Roma.

Capita spesso agli addetti ai lavori di sentirsi chiedere, nei più svariati ambienti, a che punto siamo, in Italia, col problema droga, se il trend è ascensionale o meno, che prospettive si aprono per il futuro, insomma se il consumo delle droghe è in aumento o in diminuzione. La risposta è sempre difficile, così come è difficile stabilire con esattezza qual’è il numero dei tossicomani in una data popolazione. In assenza (per fortuna!) di una vera e propria “schedatura”, la quale per altro anch’essa trascurerebbe “il sommerso”, dobbiamo ricorrere a degli indicatori indiretti: il numero dei morti per droga; il numero di siringhe vendute; le sostanze illegali sequestrate in un dato periodo; il numero dei soggetti che si rivolgono ad un servizio pubblico o che frequentano una comunità terapeutica o comunque una struttura privata ausiliaria; gli arrestati o condannati per fatti di droga.

L’interpretazione di tutti questi dati non è ovviamente univoca, anche se gli studi più accreditati portano, per il nostro Paese, ad un numero di tossicomani oscillante tra i 180.000 ed i 250.000 di cui circa 40.000 ben conosciuti in quanto attualmente in terapia. Ancora più problematico, anche se particolarmente interessante, appare il pronostico sulla evoluzione del fenomeno. Qui ci dobbiamo affidare soprattutto a dati non certi e ad impressioni e sensazioni che traspaiono dal mondo sempre imperscrutabile dei consumatori.

Da quando è iniziato nel nostro Paese, all’inizio degli anni ’70, il fenomeno-droga ha già attraversato numerose fasi ben distinguibili fra di loro, modificandosi da fatto elitario-contestativo ad evento consumistico di massa. Mi sembra possibile azzardare l’ipotesi che venti anni rappresentino un periodo di tempo adeguato a chiudere un ciclo ed ad iniziarne un altro analogo, secondo la teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici. Mi spiego meglio: l’eroina non è mai, in un dato ambiente, una droga di partenza, ma sempre una droga, ed un punto, di arrivo. Bucarsi di eroina è atto troppo violento ed intensamente autolesivo per non rappresentare il punto finale di un lungo processo di superamento delle proprie remore ed inibizioni (benedette!) al riguardo.

Il consumatore inizia sempre con prodotti di più facile uso: blandi allucinogeni come i derivati della canapa indiana (le cosiddette droghe leggere) o prodotti stimolanti come le pasticche di anfetamina. L’eroina arriverà, nel singolo e nella collettività, solo dopo qualche anno, trovando un terreno già fertile e ben preparato in una fascia di consumatori, alcuni dei quali già divenuti dipendenti e bisognosi di “smorzare l’incendio” provocato da allucinogeni e stimolanti. Non c’è nulla di meglio, allora, per frenare, rassicurare, tranquillizzare ed euforizzare chi è già turbato dal consumo di altre sostanze. Il pedaggio da pagare è ovviamente elevatissimo: l’irreversibilità della dipendenza, almeno per un certo numero di anni, e la certezza, per il mercato, di autopropagarsi, anche come conseguenza dell’attivismo obbligato di chi è già drogato e tira a diffondere il suo “vizio” sia per una necessità economica che per un problema più squisitamente psicologico (mal comune mezzo gaudio! Se ho un senso di colpa e diffondo la colpa, la condivisione ammortizza i miei turbamenti).

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