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Con la droga non ci si fa belli! Ritardi e incertezze colpevoli

Da: “Roma/Vigna Clara” pubblicazione “circoscrizionale” del venerdì 1 / sabato 2 marzo 1991 – Roma.
Lettera aperta da Villa Maraini

Fondazione Villa Maraini. Alla luce degli ultimi provvedimenti comunali riguardanti le attività esercitate dalla Fondazione Villa Maraini, un’importante struttura anti-droga operante sul territorio romano, pubblichiamo qui di seguito un articolo del fondatore e direttore della Fondazione medesima, Massimo Barra. Rimandiamo il lettore per ulteriori delucidazioni sulla questione ad un nostro precedente articolo pubblicato sul n. 19/20.

C’è dissociazione tra i proclami d’intenzione e l’enfasi con cui i politici da alcuni mesi trattano i problemi della droga e la dura realtà quotidiana fatta di mediocrità, disattenzioni, insufficienze da parte di chi è stato chiamato ad amministrare la città.

Assicurando anche l’operatività dei servizi antidroga. Ne sa qualcosa la Fondazione Villa Maraini, abituata fin dal 1976 ad agire con discrezione nella terapia dei tossicomani e che nelle ultime settimane è stata obbligata a squarciare il tradizionale riserbo col quale negli anni ha operato in favore di 15.000 giovani e meno giovani, senza gli squilli di tromba e le ricorrenti manifestazioni di autogratificazione che hanno caratterizzato altre iniziative terapeutiche e che per questo godono di più conoscenze e di più appoggi.

C’è anche un secondo aspetto a differenziare Villa Maraini. La convinzione, cioè, che la tossicomania non sia una realtà oggettiva e costante e che, di conseguenza, i tossicomani siano diversi l’uno dall’altro ed anche da se stessi in funzione del tempo, cambiando il rapporto con la droga da una fase di innamoramento per le sostanze, detta “luna di miele”, ad un ultimo periodo, molti anni dopo, di odio franco, esteso anche a tutti gli ambienti e i ricordi della droga.

Conseguenza logica di questa visione, che nasce dall’esperienza e dal contatto con tanti dipendenti, è la necessità di modulare l’intervento terapeutico in funzione del soggetto anziché obbligare il paziente ad adattarsi all’unico intervento proposto. E’ dunque indispensabile fare prima diagnosi, essendo ben diverso trattare chi vuole smettere perché non ne può più da chi ancora è talmente “assatanato” da non avere nessuna intenzione seria di abbandonare il suo oggetto d’amore. Villa Maraini ha la presunzione di avere elaborato in questi anni un sistema di intervento capace comunque di dare una risposta adeguata a ciascun tossicomane in rapporto diretto al suo livello di motivazione.

Così i soggetti più motivali possono frequentare la Comunità Terapeutica diurna o essere trattati ambulatorialmente con psicoterapia e farmaci antagonisti (quelli che impediscono alla droga di agire sul cervello dell’eventuale assuntore); quelli che stanno meglio possono lavorare nella tipografia e nei servizi di pulizia del parco della Croce Rossa, organizzati in cooperativa e regolarmente retribuiti; quelli che sono in carcere possono frequentare ogni settimana i nostri gruppi di terapia; quelli che hanno l’acqua alla gola richiedere un intervento a domicilio per ogni emergenza (dalle overdosi, ai tentati suicidi, alle crisi familiari); quelli che non riescono a sopravvivere senza niente, perché ancora troppo dipendenti, possono prendere il metadone al San Camillo, il cui servizio antidroga lavora da 5 anni integrato con Villa Maraini, con utilizzazione in comune di locali, risorse, operatori.

Questo sistema che chiamano SCIA Sistema Cittadino integrato Antidroga, ha un solo difetto: richiamarsi ai principi della Croce Rossa, non essere lottizzato né lottizzabile e quindi non godere di appoggi politici, cosa grave, almeno nel nostro Paese. Così dopo aver vinto il bando pubblico del Comune di Roma fatto nel 1989, la Fondazione non ha avuto la soddisfazione di vedere applicato quel bando. L’Assessorato ai Servizi Sociali infatti ha deliberato la convenzione con Villa Maraini per soli 3 mesi, poi silenzio per 4 mesi poi per altri 5 mesi, poi per 1 mese, poi un altro mese scaduto il 28/2/91. Ci si potrebbe domandare quanto costa al Comune in termini di lavoro una delibera.

Quante persone ci debbono faticare sopra? Quando si parla di “ritardi burocratici” è sempre colpa dei funzionari? O c’entra anche il politico, incapace di governare gli eventi, che invece di un solo atto amministrativo ne sforna 6 per ottenere lo stesso risultato? Il tutto, naturalmente, sempre l’ultimo giorno valido o addirittura il 28/12/90, come è accaduto per Villa Maraini, per sanare il lavoro svolto in primavera in quei 4 mesi in cui l’assessore di turno si era “dimenticato” di procedere. La conclusione di questo quadro cosi edificante è che la Fondazione Villa Maraini non riceve più fondi dal 31/3/90, è creditrice di 600 milioni dal Comune di Roma, ha prosciugato tutte le sue esigue risorse, e da dicembre non paga più lo stipendio ai suoi operatori.

Con buona pace della nuova legge, delle mobilitazioni popolari, delle parole di chi ha scoperto che con la droga ci si può fare belli. Invece poi di essere ringraziata per i suoi successi e ricevere le scuse per i ritardati pagamenti, in questi giorni la Fondazione ha assistito ad un tentativo dello stesso Assessorato di affidare ad altri alcune sue iniziative, come il “Telefono in Aiuto” sulla base di un altro bando che il Sindaco ha però dichiarato non valido per “vizio di forma”. In conclusione un procedere incerto, alla giornata, senza programmazione, costoso, inefficace. I tossicomani romani, i loro familiari e chi li assiste avrebbero il diritto di godere di maggiore riguardo.

Massimo Barra
Fondatore e Direttore di Villa Maraini.

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