Servizi

Comunità di Villa Maraini – Roma

Da: “DROGA: OPERATORI, ORIENTAMENTI” AA.VV. Collana documentazioni di servizio sociale n. 35
A cura della Fondazione “Emanuela Cancan” – Padova 1985

A) EVOLUZIONE DEL FENOMENO
Le considerazioni che seguono intendono descrivere ed interpretare l’evoluzione del fenomeno delle tossicomanie giovanili nel nostro Paese. Poche realtà sono così rapidamente cangianti di anno in anno tanto nella loro essenza quanto nella percezione popolare come la diffusione della droga fra i giovani, quasi del tutto sconosciuta in Italia prima dei 1970. Esamineremo schematicamente quattro linee di tendenza che ci sembrano caratteristiche peculiari del problema nella prima metà degli anni 80, con uno sforzo di comprendere meglio ciò che sta accadendo e senza nessuna tentazione divinatoria di predizione del futuro che, al riguardo, é obiettivamente poco prevedibile.

1) Aumento della psichiatrizzazione del fenomeno Sempre maggiore è il numero dei consumatori di droga che presentano contemporaneamente disturbi di tipo psichiatrico. Ne è tipico esempio il soggetto che mantiene un apparente equilibrio della personalità fin quando si droga o assume metadone per manifestare poi una chiara sindrome dissociativa al momento dell’abbandono dell’involucro protettivo.
Ci si può domandare allora se la patologia dissociativa preesista, almeno potenzialmente, all’assunzione di droga, essendo questa un disperato tentativo di automedicazione, oppure ne sia la conseguenza, come effetto sia della lesività delle sostanze assunte che dello stile di vita particolarmente disagiato caratteristico del dipendente. Né è da escludersi che i fattori a monte e a valle possano coesistere, ciascuno con un proprio valore a seconda del singolo individuo, sempre unico e irripetibile. Penso che tale accentuato riscontro di psicotici tra i tossicomani possa essere la conseguenza di tre fenomeni che, per sinteticità, chiameremo effetto conoscenza, effetto farmaco ed effetto società.

L’effetto conoscenza consisterebbe nella generalizzata maggiore consapevolezza del fenomeno tra tutti coloro che ci si trovano di fronte in prima linea, come gli operatori dei numerosi servizi che l’urgenza del fenomeno, più che la preveggenza degli amministratori, ha obbligato a costituire. Il recente rapporto Censis sulla diffusione della droga in Italia parla di oltre 80.000 tossicomani in diretto rapporto con un servizio, quasi una task force, che obbliga all’approfondimento ed alla consapevolezza, ed il cui effetto sui livelli di conoscenza supera di gran lunga quello ottenibile con io studio e la ricerca asettica e paludata. In altri termini, l’obbligo di rapporto quotidiano con una così imponente mole di problematiche individuali sta selezionando una classe di esperti, i cosiddetti “operatori dei servizi”, molto più, e di giorno in giorno sempre più, consapevoli di quanto sia eterogeneo e variegato il quadro patologico che hanno di fronte rispetto a quanto appreso dall’insegnamento ufficiale, e tuttora recepito dalla stampa e dalla pubblica opinione, per cui la droga diffusa dallo spacciatore crea il drogato, da redimere magari in una comunità terapeutica, secondo uno schema mentale stereotipato a tipo riflesso condizionato che, comunque, lascia poco spazio all’individuo.

L’obbligo del rapporto pressoché quotidiano ha creato invece consapevolezze nuove sulla grande eterogeneità dei consumatori di droga, permettendo così anche un migliore riconoscimento degli psicotici, che la precedente inferiore sensibilità terapeutica era incapace di discernere, passando la psicosi in secondo ordine rispetto al quadro dominante ed apparentemente indifferenziato della dipendenza. L’effetto farmaco consisterebbe nell’aumentata diffusione di droghe che agiscono favorendo la dissociazione anziché combatterla. L’oppiaceo è un farmaco antipsicotico per eccellenza, rappresentando un involucro protettivo e ovattato, rasserenante ed antidepressivo.

Il passaggio dall’oppiaceo allo psicofarmaco, così frequente per l’aumento delle polifarmacodipendenze in cui il soggetto assume tutto ciò che trova, a prescindere dal “gusto” della sostanza, anche per effetto di un’errata prassi medica che considera comunque auspicabile il passaggio dal cosiddetto stupefacente alla droga psicotropa non stupefacente, ha effetti spesso devastanti sul comportamento, agendo in modo da favorire la dissociazione. Tipico l’effetto dirompente del famigerato flunitrazepan. di per sé forse il miglior ipnoinducente sui mercato, che, assunto di giorno “per sconvolgersi”, in dosi elevate fa cadere il paziente in uno “stato sognante” dissociato, in cui è norma compiere gli atti più assurdi ed irresponsabili.

Il tutto magari grazie ad una ricetta più facile da compilare di quella gialla da stupefacenti e con meno sensi di colpa per il medico, posto che i mass-media sembrano intenti a parlar male più del metadone che del Roipnol, favorendo così nei fatti comportamenti irrazionalmente antiscientifici. Per effetto società intendiamo l’effetto devastante che ha sull’igiene mentale del singolo la drammatica rete di rapporti sociali che opprime il tossicomane e che è destinata a diventare sempre più condizionante quanto più quest’ultimo invecchia.

La dipendenza dagli altri e dalla loro cattiveria, l’allucinante catena di umiliazioni e mortificazioni subite in ogni ambiente, il senso continuo di precarietà e d’incertezza, sono tutti cofattori che sembrano capaci di favorire la follia tanto più quanto più a lungo è durata l’esposizione ad essi, come tentativo di compenso per uscire comunque da una situazione invivibile. In tal senso l’invecchiamento del fenomeno, moltiplicando sul singolo l’effetto società, favorirebbe una aumentata diffusione della malattia mentale tra i tossicomani.

2) Tendenza alla ricerca dello “sballo” più che del piacere. Sempre più assistiamo a soggetti che consumano tutto quello che trovano, alla ricerca di uno stato di coscienza diverso dal normale, ottenibile nei modi più disparati, dai cocktail alcool-psicofarmaci alla inalazione di gas, alla somministrazione delle più svariate sostanze in vena fino ai comportamenti più incredibili, come il bere grandi quantità di gocce per il naso o il mangiare pane tostato con sopra spalmata una crema per le mani!

Tali comportamenti tendono a diffondersi tanto come fatto iniziale propedeutico ad un successivo passaggio alle droghe illegali “classiche” quanto come fenomeno involutivo di vecchi tossicomani “reinseriti” nella legalità o ai margini di essa ma ancora capaci di una vita autonoma e indipendente che, per molti non arriverà mai. più il fenomeno si allarga, tanto più si imbastardisce e perde quelle caratteristiche culturali di ricerca del piacere che distinguevano la ristretta cerchia dei primi consumatori, illusi di poter gestire le sostanze, che poi li avrebbero sconfitti. Tale identità culturale di ricerca pura del piacere è ormai definitivamente persa, in favore di un consumo indiscriminato, inconsapevole e incosciente di quanto serva comunque a non pensare e ad evadere dalla grigia routine del tran-tran quotidiano;

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