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Attrazioni fatali

Droghe pesanti e leggere, legali oppure illegali: distinzioni culturali più che scientifiche. In realtà sono sempre sostanze dannose che turbano l’equilibrio naturale dell’organismo di Massimo Barra responsabile Commissione tossicodipendenze Croce Rossa Internazionale

Inizia da oggi una rubrica settimanale avente per tema la droga, che andrà avanti finché i lettori vorranno. Di droga, nel mondo, si parla molto, forse troppo, a volte a proposito, a volte a sproposito. Io vorrei parlarne alla luce di una avventura terapeutica, una bellissima avventura, che dal 1974 a oggi mi ha permesso di venire in contatto con oltre quindicimila tossicomani belli o brutti, giovani o meno giovani, acculturati o ignoranti, di buona o di cattiva famiglia, delinquenti o perbene, sempre ognuno diverso dall’altro ed anche da se stessi in funzione del passare del tempo.

Uno spaccato completo di tutta la società, col minimo comune denominatore che li accomuna tutti quello di non essere stati capaci di distinguere il bene dal male, il lecito dall’illecito, il conveniente dal dannoso, ed avere cercato, illudendosi di averlo trovato, un benessere che evidentemente non era consentito al genere umano, pagandone poi, spesso con la vita, sempre con una lunga infelicità, le più pesanti conseguenze.

Dice Olievenstein, lo psichiatra francese che da oltre venti anni cura tossicomani nel suo ospedale di Parigi, il Marmottan, a quattro passi dall’Arco di Trionfo, “il n’y a pas des drogués hereux”, non ci sono drogati felici, perché la droga, se dà l’illusione della felicità, la toglie anche subito con gli interessi, avvolgendo tutto e tutti in una spirale di angoscia di disperazione.

Il tormento della dipendenza toglie lucidità a chi ne è coinvolto in prima persona così tossicomani, genitori, parenti e amici, milioni di persone solo nel nostro Paese, trovandosi alle prese con l’urgenza del problema, sono obbligati dalla disperazione ad ascoltare tutto quanto viene detto sull’argomento, spesso in maniera contraddittoria e confusa, trattandosi anche di materia ancora poco studiata scientificamente e che ben si presta a reazioni emotive ed emozionali, a comportamenti e giudizi irrazionali, quando non francamente isterici o addirittura perversi, e in cui nessuno che sia onesto può seriamente ritenere di avere in tasca la ricetta della verità.

Di qui il leit-motiv della nostra rubrica che vorrebbe, col tempo, proporre delle informazioni e dei servizi per chi è invischiato nella dipendenza, aiutare genitori e parenti a orientarsi meglio nell’universo variegato degli interventi terapeutici e riabilitativi, rispondere a domande o richieste di aiuto, ascoltare dal vivo la voce dei diretti interessati, evitando ogni trionfalismo in un campo che ben si è prestato a ogni tipo di strumentalizzazione, in sostanza capire meglio questo pianeta droga così particolare.

Già sulla definizione di droga se ne sentono un pò di tutti i colori. Generalmente i più pensano solo ad “alcune droghe”, quelle il cui uso è proibito dalla legge. In realtà “droga” è un termine molto vasto che comprende tutte le sostanze estranee all’organismo e capaci di modificarlo, se assunte. Si impongono allora alcune distinzioni. La prima è quella tra droga legale e droga illegale. I farmaci sono droghe, lo è l’alcol, lo è la nicotina contenuta nel tabacco. L’appartenenza al gruppo delle “legali” o delle “illegali” dipende da molti fattori anche culturali, tradizionali, ambientali e politici e non solo da quello che dovrebbe essere l’unico elemento di discriminazione, cioè la maggiore o minore pericolosità sull’individuo e sulla società, di ciascuna sostanza.

Così l’alcol, che nella maggior parte del mondo è la più diffusa delle droghe legali, diventa illegale in alcuni Paesi mussulmani, mentre alcuni allucinogeni, illegali ai nostri giorni, erano di uso abituale da parte degli indiani di America che li utilizzavano anche in taluni loro riti religiosi. A noi non interessa entrare nella polemica-politica in atto tra “liberalizzatori” e “proibizionisti”. Ci basta notare, almeno per ora, che il consumo di ogni sostanza “buona”, cioè capace di dare un piacere, è proporzionale alla facilità di reperirla.

Per questo motivo si consumano più patate che caviale. Sempre per questo motivo l’alcolismo, cioè la tossicomania da alcol, è molto più diffuso della tossicomania da oppiacei. Anche se l’alcolista, facendo del male solo a se stesso e alla sua famiglia, senza attentare ai patrimoni altrui, fa sicuramente meno notizia. La seconda distinzione che intendo proporvi è quella tra droga leggera e droga pesante. Questo aggettivo “leggero” io non lo amo molto, anche se è ormai entrato nell’uso comune. Mi sembra che definire “leggera” una droga, cioè una sostanza che comunque va a turbare il delicato equilibrio dell’organismo, sia una contraddizione in termini.

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